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La maledizione dei numero uno, Nissan ammette di aver falsificato i dati

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La maledizione dei numero uno, Nissan ammette di aver falsificato i dati

Dopo Volkswagen Group , la maledizione dei numeri uno ha colpito anche Nissan. Il costruttore giapponese ha ammesso che dal 2013 in poi sono stati falsificati i dati su emissioni e consumi. La casa di Yokohama aveva avviato delle indagini interni dopo lo scandalo degli ispettori non abilitati (1,2 milioni di auto richiamate) ed ha scoperto nuove irregolarità.

Diciannove modelli coinvolti, accertamenti sulla GT-R

Il caso riguarda 19 modelli (gli accertamenti sulla GT-R sono ancora in corso): tutti fabbricato in Giappone e non destinati all’export. Si tratterebbe di falsificazioni formali, perché il costruttore ha escluso la necessità di richiami. Tuttavia i sistemi per le misurazioni non sarebbero stati calibrati secondo le leggi nipponiche e le percorrenze sovrastimate. I controlli a campione eseguito sono stati poco meno di 2.200 e quasi 1.200 di questi hanno rivelato irregolarità.

Nissan aveva acquisito Mitsubishi dopo lo scandalo sulle emissioni

Carlo Ghosn aveva portato l’Alleanza a diventare il primo costruttore al mondo grazie all’assunzione del controllo di Mitsubishi. Che, esattamente come Nissan, era “inciampata” in uno scandalo su dati di consumo ed emissioni taroccati. Il titolo era precipitato (quello di Nissan aveva ceduto il 5%) e la casa di Yokohama aveva perfezionato il “salvataggio” a prezzi di saldo. Anche Suzuki e Subaru avevano ammesso irregolarità. L’altro scandalo che ha terremotato l’industria del paese era stato quello della Kobo Steel.

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