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Torino, violenze e intimidazioni: vita difficile per i mytaxisti

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Non è la città per voi. Così devono pensarla i tassisti che hanno scelto di osteggiare l’app mytaxi appena sbarcata a Torino. Un servizio che ha reso competitivi e tecnologicamente allineati i vecchi tassisti, che avrebbero rischiato altrimenti di soccombere di fronte alle irresistibili novità, Uber in primis, del settore. Un successo straordinario, previsto in tempo dal Gruppo Daimler che nel 2014 acquistava il servizio. Oggi sono più di 120.000 i tassisti che, in oltre 70 città di 11 paesi d’Europa, utilizzano quotidianamente l’app per la chiamata taxi.

Resistenze tutte italiane

L’entusiasmo si è però oggi scontrato con una resistenza tipicamente italiana. A Torino, dove il servizio è arrivato a settembre sulla scia delle esperienze positive di Roma e Milano, se l’amministrazione, una parte dei tassisti e i passeggeri ne hanno accolto con interesse l’arrivo, altrettanto non si può dire per chi ha scelto di non avvalersene e, anzi, reagire per impedirne la diffusione.

E’ un unico radiotaxi a dettare legge

Sono infatti molti i tassisti che, dopo aver aderito al servizio, sono diventati oggetto di condotte particolarmente ostili. Nonostante le denunce presentate alle forze dell’ordine, a tutela dei mytaxisti e del loro lavoro, ancora i casi si ripetono e non sembrano destinati a diminuire. Le ostilità arrivano – neanche a dirlo – da parte di loro colleghi, solo perché i primi hanno scelto di affidarsi ad un sistema di dispacciamento corse diverso dai secondi. A Torino, infatti, vige un mercato del tutto chiuso, dove la libera concorrenza sembra non poter aver vita, schiacciata sotto il peso di clausole di esclusiva imposte dall’unico radiotaxi torinese.

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