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Certificazioni falsificate: lo tsunami giapponese che investe l’automotive

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Sul comparto dell’auto rischia di abbattersi un nuovo tsunami giapponese con una nuova ondata di richiami. Dopo Takata, il fornitore di airbag che ha dichiarato bancarotta (anche se non in Europa) che ha costretto le case a richiamare nelle officine almeno 100 milioni di veicoli a livello globale, adesso è la volta di Kobe Steel.

Toyota, Honda, Nissan, Mazda, Subaru e Ford “vittime”

Il colosso nipponico dell’acciaio ha ammesso la falsificazione “sistematica” delle certificazioni sull’alluminio e sui prodotti di rame. E forse anche relativi ad altri materiali. Sono in corso verifiche per capire da quanto vada avanti questa pratica. Forse addirittura da una decina di anni. I clienti che avrebbero acquistato da Kobe Steel, che da due anni esibisce bilanci in rosso ed il cui titolo è crollato, sarebbero almeno 200. Fra questi anche diversi costruttori. Oltre ai giapponesi Honda, Toyota, Subaru, Nissan e Mazda, c’è anche l’americana Ford.

Alluminio impiegato soprattutto per cofani e portiere

L’attenzione è concentrata attualmente su 20 mila tonnellate di metalli prodotti negli ultimi due anni, ma l’inchiesta è destinata ad andare più a fondo. Sulle certificazioni, Nissan è passata da protagonista a vittima. Toyota, la stessa Nissan e Honda hanno già confermato di aver impiegato l’alluminio “incriminato” per portiere e cofani. In ballo c’è la sicurezza delle auto. Le case hanno già avviato verifiche interne per capire quali modelli siano “a rischio”. E se gli automobilisti non dormono tranquilli, sonni non meno agitati li hanno chi vola e chi va in treno. Anche la Boeing e la Hitachi (che ha prodotto convogli destinati al Regno Unito) sono clienti della Kobo Steel. L’impatto della vicenda non è ancora chiaro anche se la sopravvivenza del colosso dell’acciaio è tutt’altro che certa.

Tsunami sulla sicurezza: quali garanzie hanno gli automobilisti?

Si tratta di capire quanto siano taroccate le certificazioni e quando possono incidere sui livelli di sicurezza dei veicoli. Al momento è difficile ipotizzare quanto possa costare l’eventuale tsunami di richiami alle case . Un conto è cambiare gli airbag, un altro portiere e cofani. Questo nuovo scandalo evidenzia quanto poco contino la sicurezza dei consumatori ed impone ai legislatori di tutto il mondo una riflessione generale. I clienti, in questo caso gli automobilisti, sono stufi di inchini o di scuse. Vorrebbero essere certi di pagare per avere quello che viene dichiarato: sulle emissioni, sulla sicurezza e sui metalli. A quando il prossimo scandalo?

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