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Elettriche da richiamare, stesso destino per le gemelle Bolt e Ampera-e

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Ricercata, ma introvabile la Opel Ampera-e, l’elettrica della casa del Fulmine gemella della Chevrolet Bolt EV, torna a preoccupare il costruttore tedesco nel frattempo passato sotto il controllo di Groupe PSA. Che all’inizio avrebbe voluto disporre di molti più modelli (che però dagli USA non arrivavano) e che adesso preferirebbe probabilmente sbarazzarsi di questa eredità “ingombrante”.

Nella sola Germania dovranno tornar eni officina 1.500 auto

La ragione è un inevitabile richiamo sulla scorta di quello disposto sull’altra sponda dell’Atlantico da General Motors. La campagna è piuttosto limitata nei numeri e praticamente non riguarda l’Italia, dove a suo tempo veniva offerta a 36.000 euro. In Germania, dove nel 2019 ne sono stati immatricolate appena 120, dovranno tornare nelle officine 1.500 esemplari. In nazioni come la Norvegia o i Paesi Bassi, dove ancora a febbraio l’importatore aveva lanciato una promozione, l’impegno potrebbe essere importante. Il problema, un potenziale rischio di incendio, riguarda gli anni di produzione che vanno dal 2016 al 2019. General Motors, che sta ancora approfondendo l’origine del difetto, ha messo in guardia Opel oltre che i clienti americani.

La batteria della Opel Ampera-e è fornita dalla coreana LG Chem

Quando si ricarica la batteria oltre il 90% della capacità si incorre nel rischio di surriscaldamento con fumo e pericolo di rogo. Negli USA, GM ha realizzato un “Containment Software” che ferma la ricarica della Chevrolet Bolt EV, ma si tratta evidentemente di una soluzione ponte. Tra l’altro sconsiglia ai clienti di parcheggiare la macchina in garage o nei pressi delle pareti di casa, oltre che di regolare il rifornimento attraverso il sistema di infotainment. La batteria della Opel Ampera-e è della coreana LG Chem. Se il richiamo della Opel Ampera-e dovesse comportare la sostituzione dell’accumulatore rischia di essere una campagna ridotta nei numeri, ma piuttosto costosa. Tra i possessori del modello c’è anche Papa Francesco.

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