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Altra ondata di richiami per Takata, ma adesso per airbag “a secco”

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Lo tsunami degli airbag difettati di Takata è senza fine. Negli Stati Uniti, il fornitore giapponese che ha avviato le procedure per il fallimento (oltre 8 miliardi di euro di debiti) provoca una nuova andata di richiami. Ford, Mazda e Nissan devono richiamare altri 2,7 milioni di veicoli a causa dei problemi dei cuscinetti salvavita. Solo che in questo caso si tratta di airbag finora non considerati a rischio perché a “secco”. Takata ha spiegato che si tratta di una misura precauzionale, ma è fuori dubbio che la campagna sia motivo di preoccupazione per i costruttori e, soprattutto, per gli automobilisti.

Finora sono stati ricondotti ai sistemi difettosi almeno 18 morti ed un’ottantina di feriti. Nei soli Stati Uniti, Takata ha causato il richiamo di oltre 40 milioni di veicoli, oltre 50 milioni a livello planetario (più della metà della produzione mondiale annuale di veicoli leggeri, 90 milioni circa) per un totale di una novantina di milioni airbag. Honda è il costruttore più colpito dai problemi degli airbag e lunedì è stata contabilizzata l’undicesimo vittima. Takata ha già accettato di pagare un miliardo di multa negli Stati Uniti per aver nascosto i rischi e per aver manipolato i test sulla sicurezza. La procedura fallimentare riguarda per il momento le attività americane e nipponiche (per il Giappon si tratta di uno dei più grossi fallimenti), ma non quelle europee.

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