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Giro di vite europeo sulle emissioni: allarme Anfia, occupazione a rischio

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Giro di vite europeo sulle emissioni: allarme Anfia, occupazione a rischio

Giro di vite europeo sulle emissioni : la politica ha deciso di forzare i costruttori ad intervenire in maniera più importante per ridurle e devono fare i conti con un “allarme occupazione”. Entro il 2025 le emissioni di auto e veicoli commerciali leggeri dovranno scendere non del 15, ma del 20%.

L’associazione dei costruttori: decisione “non sostenibile per la filiera produttiva”

Ed entro il 2030 non più del 30, ma del 40%. Per l’Anfia, l’associazione che rappresenta i costruttori nazionali, si tratta di una decisione “non sostenibile per la filiera produttiva”. Il sodalizio, che fa parte anche dell’Acea, la lobby comunitaria che ha sede a Bruxelles, ha parlato anche di target “aggressivi”. Non solo: sono aggravati “nel caso di mancato raggiungimento di una quota imposta di veicoli elettrici”. I marchi italiani (Fiat, Alfa Romeo, Lancia, ma anche Maserati, Ferrari e Lamborghini) sono tutt’altro che pionieri nell’elettrificazione.

Il presidente Nervo: “Impatto pesantemente negativo sull’occupazione”

A giudizio dell’Anfia e del suo presidente Aurelio Nervo l’esito della votazione “produrrà un impatto pesantemente negativo sull’occupazione in tutta la filiera produttiva automotive”. In una nota si legge di una forzatura per l’industria “a mettere in atto una radicale trasformazione in tempi record e in assenza di un adeguato quadro di condizioni abilitanti per la transizione verso una mobilità a impatto zero, che non tiene in alcun conto il principio di neutralità tecnologica”.

Il comparto nazionale dell’automotive conta oltre 5.700 imprese

L’associazione ha lamentato “infrastrutture di ricarica fortemente carenti in Europa e in Italia”. Nervo ha auspicato che il governo italiano “esprima una posizione di equilibrio tra l’esigenza di decarbonizzazione e la sostenibilità della filiera industriale”. La richiesta formale è quella di tornare alla proposta iniziale della Commissione europea. L’obiettivo è quello di tutelare un settore che in Italia conta 5.700 imprese e più di 253.000 lavoratori. Di questi 66.000 sono impiegati nella produzione di veicoli a combustione interna e dei relativi motori. Non andrebbe tuttavia nemmeno dimenticato che tutti, inclusi gli stessi lavoratori, rischiano la salute se la qualità dell’aria nelle città non migliora.

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