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Giudici danno ragione ad Altroconsumo: Class action contro VW va avanti

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Giudici danno ragione ad Altroconsumo: Class action contro VW va avanti

Altroconsumo ha vinto un round importante per conto degli automobilisti: la class action contro Volkswagen va avanti. I tre giudici del collegio della IV Sezione Civile della Corte d’Appello di Venezia hanno respinto la richiesta di inammissibilità presentata dai legali di Volkswagen AG e di Volkswagen Group Italia.

Class action italiana unica in piedi in Europa

L’ordinanza è del 3 novembre e Altroconsumo l’ha diffusa ieri accompagnandola con una nota. La class action promossa in Italia è finora l’unica che resta in piedi in Europa. Nei giorni scorsi myright ha avviato un procedimento collettivo in Germania. Per Altroconsumo il verdetto significa che “le decine di migliaia di aderenti alla class action viaggiano spediti verso il risarcimento del 15% prezzo acquisto auto”. Il sodalizio ha precisato che il formulario di adesione era stato scaricato 90.000 volte.

Altroconsumo: “Ribadita pratica commerciale ingannevole”

“Il giudice – scrive Altroconsumo – ha ribadito che la pratica commerciale ingannevole è stata la stessa per tutte le auto del Gruppo VW che montano i motori EA 189, vendute come poco inquinanti ed ‘eco-friendly’, ma che in realtà avevano caratteristiche diverse da quelle promesse in quanto producevano emissioni inquinanti superiori a quelle risultate nei test”. Non solo: “L’ordinanza sottolinea che il danno non può essere escluso in quanto i consumatori devono attivarsi in prima persona per adottare le misure correttive imposte dalla KBA tedesca”.

Raccolta adesioni chiusa per eccesso di…corrispondenza

Per i consumatori c’è anche il rischio di una perdita di valore dell’usato. I tre giudici rimandano comunque ad un esame di merito del caso, anche per verificare se vi siano state modifiche nelle prestazioni delle auto. L’avvio della raccolta delle adesioni alla class action risale all’1 luglio. La raccolta era stata chiusa l’1 ottobre 2017 “dopo che a Venezia la cancelleria a Rialto era stata inondata di fax, PEC e lettere raccomandate”.

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