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Il banco vince sempre: gettito fiscale automotive mai così alto in italia

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Gettito fiscale automotive mai così alto in Italia

Il banco vince sempre: vale ai casinò e vale anche per lo Stato, di sicuro per quello italiano che dall’auto non ha mai incassato così tanto come nel 2016. L’Anfia ha fatto i conti sulla fiscalità ed ha stimato in 73 miliardi di euro il gettito complessivo generato dal comparto.

Entrate in calo solo per carburanti e premi assicurativi

E pensare che due voci importanti nell’utilizzo erano scese: quelle per i carburanti e per i premi assicurativi. Le entrate dei primi erano calate di quasi il 3% alla comunque stratosferica somma di 34,82 miliardi di euro. Quelle per i secondi avevano subito una contrazione del 3% a 3,88 miliardi. Nel bilancio colabrodo del Belpaese l’Erario non può permettersi di vedere calare il flusso. E, infatti, l’aumento dell’Iva ha generato un vero e proprio boom al momento dell’acquisto malgrado le forti promozioni messe in atto dai costruttori.

Il gettito dell’automotive vale il 16% del gettito complessivo

L’Anfia ha calcolato il 15,3% di incassi in più alle voci Iva e diritti di motorizzazione: da 6,2 a 7,15 miliardi. Le entrate fiscali legate all’IPT sono aumentate dell’11,4%, quelle del bollo del 9%. Del resto, le immatricolazioni di auto nuove sono cresciute nel 2016 del 18,9%. Comunque – sostiene l’associazione dei produttori nazionali – l’aumento per l’automotive è stato dell’1,4% contro l’1,6% della media nazionale. Ma poiché gli automobilisti versano (si suppone) anche le altre imposte, non è un dato di grande conforto. Le entrate “automobilistiche” costituiscono il 16% del gettito: lo scorso anno la percentuale è rimasta stabile rispetto al 2015.

Ma tutto questo serve veramente all’Italia?

Quello che che preoccupa, tuttavia, è l’incidenza sul Pil. In Italia è sensibilmente maggiore rispetto alla media europea: il 4,3% contro il 3%. Almeno in parte, questo può spiegare perché nessuno vuole investire nel Belpaese. Quasi quattro quinti del gettito (78,8%, pari a 57,5 miliardi) sono legati all’utilizzo dell’autoveicolo, in calo dell’1,1%. A giudizio del presidente Aurelio Nervo la fiscalità deve essere uno degli strumenti per “disciplinare” il comparto, soprattutto in un’ottica ambientale. Per il numero uno dell’Anfia è “opportuno favorire lo sviluppo della filiera dei veicoli a carburanti alternativi”.

Leva fiscale per sostenere i carburanti eco, ma non si parla di elettrico

In particolare suggerisce il mantenimento di “un adeguato differenziale tra l’accisa sul gas naturale e quelle sugli altri carburanti, in ragione dei benefici ambientali che un suo utilizzo diffuso può generare”. Nel documento, l’Anfia non cita i veicoli elettrici, elettrificati o a idrogeno, che pure sono in grado di assicurare “benefici ambientali”. L’indagine rivela anche le entrate legate a pedaggi, parcheggi e contravvenzioni. Naturalmente cresciute più della media: rispettivamente del 4,5% e del 2,2%.

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