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Brexit, a rischio la Astra a Port Ellesmere: Tavares (PSA) chiede certezze

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Brexit, a rischio la Astra a Port Ellesmere: Tavares (PSA) chiede certezze

Il nuovo primo ministro britannico Boris Johnson vuole la Brexit ad ogni costo entro il 31 ottobre: PSA Groupe gli risponde in qualche modo con il numero uno, Carlos Tavares. Il capo del direttorio della società francese fa sapere dalle colonne del Financial Times di avere un’alternativa a Ellesmere. Perché è anche lì, oltre che a Russelsheim, che Opel produce con il marchio Vauxhall la Astra, un modello importante per la casa del Fulmine.

L’80% della produzione va in Europa e tre quarti dei componenti viene importato

Secondo il Financial Times, la Brexit senza accordi rischia di colpire in maniera pesantissima il sito. Che risulterebbe il più penalizzato dall’operazione. Non soltanto perché l’80% della produzione è destinata all’Europa, ma anche perché tre quarti dei componenti impiegati nell’assemblaggio vengono importati. Tavares ha fatto sapere che la società ha bisogno di poter pianificare i propri affari: “Dobbiamo sapere quello che accadrà in ottobre”, ha ammonito.  La società francese è solo una di quelle che produce nel Regno Unito. Tra le altre ci sono Mini, Jaguar Land Rover, Toyota, Honda, Nissan, Aston Martin e via elencando. Alcune hanno già adottato delle contromisure, come Nissan, Honda e Jaguar Land Rover.

Tavares chiede cosa succederà a fine ottobre con i dazi: “Del resto non ci occupiamo”

La classe politica sembra indifferente ai ripetuti avvertimenti dei costruttori e delle società che esportano in Europa. Tavares ha spiegato che preferirebbe assemblare la Opel Astra a Ellesmere Port, ma “se le condizioni non sono buone e non riesco a farla produrre in modo redditizio, allora deve tutelare l’intera società e non lo farò”. Il messaggio è chiaro e i dazi sono fonte di grande preoccupazioni per i costruttori. Il numero di PSA ci ha però tenuto a precisare che il trattamento fiscale è la sola cosa che gli sta a cuore: “Di tutto il resto non ci occupiamo”, ha precisato. Non è una questione politica, ma economica.

 

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