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Cartello auto, a Bmw non interessa accordo con UE: accuse inappropriate

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Cartello auto, a Bmw non interessa accordo con UE: accuse inappropriate

Bmw rifiuta il patteggiamento nel caso della presunta cupola tedesca dell’auto: per le accuse di cartello la società aveva comunque già accantonato un miliardo. Una scelta importante e tutt’altro che accomodante da parte della casa bavarese, coinvolta assieme a Daimler, Volkswagen e Porsche. La notizia è riportata dalla WirtschaftsWoche, periodico a carattere economico e finanziario.

Sessanta gruppi di lavoro nel cosiddetto “Cerchio dei 5”

Bmw resta fedele alla propria linea e continua a ritenere inappropriate le accuse. Il caso era nato dallo scoop giornalistico del settimanale “Der Spiegel”, che aveva denunciato accordi potenzialmente proibiti. Manager dei vari costruttori si sarebbero accordati per anni nell’ambito del cosiddetto “Cerchio dei 5” su tecnologie (anche per l’abbattimento dei gas di scarico), costi e fornitori. L’inchiesta giornalistica aveva rilevato il coinvolgimento di 200 dirigenti suddivisi in una sessantina di gruppi di lavoro. Stando a quanto scrive il periodico, la Commissione Europea vorrebbe trovare un’intesa. Nel caso dei Tir, la sola Scania si era rifiutata di patteggiare. Adesso la storia sembra destinata a ripetersi. Daimler si era “autodenunciata” rivelando alle autorità possibili profili di irregolarità.

La Commissione aveva accertato illeciti di cartello in via preliminare

Volkswagen, a nome del gruppo, aveva fatto altrettanto. La “buona condotta”, ovvero la fattiva collaborazione, viene premiata. La Commissione Europea aveva accertato comportamenti illeciti, almeno in via preliminare ed almeno per il periodo che va tra il 2006 ed il 2014. Il caso è interessante anche politicamente. La commissaria alla concorrenza è la danese Margrethe Vestager, esponente della sinistra radicale, che la nuova presidente tedesca Ursula von dei Leien ha confermato nell’incarico. Il patteggiamento implica sanzioni più clementi e tempi rapidi. Bmw, almeno stando alla WiWo, che cita fonti aziendali, non è  intenzionata ad accollarsi le accuse di cartello. Anche perché, come sta accadendo per i Tir, i costruttori rischiano di venire citati in giudizio con richieste miliardarie di risarcimento.

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