Home»News»Cartello dell’auto, la denuncia di “Spiegel”. Made in Germany in crisi

Cartello dell’auto, la denuncia di “Spiegel”. Made in Germany in crisi

3
Condivisi
Pinterest Google+

Der Spiegel ha “sganciato” una nuova bomba a mezzo stampa: un accordo di cartello fra i costruttori di auto della Germania. La testata ha anticipato in parte i contenuti di un servizio che verrà pubblicato sull’edizione cartacea. Dagli anni ’90 tecnica, costi e fornitori sarebbero stati oggetto di confronto tra Volkswagen, Audi, Porsche, BMW e Daimler. Di più: le case si sarebbe accordate anche sui sistemi di abbattimento dei gas di scarico dei veicoli diesel.

Cartello, autodenuncia VW e Daimler

Il caso, secondo le informazioni di Der Spiegel, sarebbe frutto di una “autodenuncia” che Volkswagen avrebbe presentato alle autorità che vigilano sul rispetto delle norme della concorrenza in Germania. Daimler avrebbe inoltrato una relazione dai contenuti analoghi. Se la notizia fosse confermata si tratterebbe del più grosso cartello della storia dell’economia tedesca. La rivista riferisce che negli anni si sarebbero alternati almeno 200 collaboratori in non meno di 60 “gruppi di lavoro”.

Intese anche sull’AdBlue

Uno degli ambiti sarebbe stato anche quello delle tecnologie da applicare ai motori a gasolio per abbatterne le emissioni. Tra i punti dibattuti di sarebbero state anche le dimensioni (contenute perché meno costose) dei serbatoi dell’AdBlue, la soluzione impiegata per abbattere le NOx. Il marchio AdBlue è detenuto attualmente dalla VDA, l’associazione tedesca dei costruttori. Le intese avrebbero riguardato i temi più disparati, anche i componenti dei tetti dei modelli cabrio. Anche i costi sarebbero stati oggetto di intese “sottobanco”. Le autorità dovranno accertare quale di queste intese viola effettivamente le norme sulla concorrenza.

Un anno fa le prime indicazioni

Sempre secondo Der Spiegel, i funzionari avrebbero raccolto indicazioni su possibili accordi di cartello nell’estate dello scorso anno quando avevano perquisito alcuni uffici di Volkswagen alla ricerca di documenti nell’ambito di un’analoga inchiesta sull’acciaio. L’autosegnalazione potrebbe mettere al riparo le società dalle sanzioni, come era accaduto nel caso del cartello dei Tir. L’Europa aveva comminato la più alta multa della storia: 2,7 miliardi. Ma MAN (controllata dal gruppo Volkswagen), che aveva consentito di portare alla luce le violazioni, era stata “graziata”. Se il caso venisse confermato tramonterebbe forse definitivamente l’immagine dell’affidabilità del Made in Germany.

Articoli precedente

Ford cambia anche nel design: Piaskowski negli USA, Leenarts in Europa

Articolo successivo

La sicurezza secondo Bosch, "Scudo digitale" e primo ABS per bici elettriche