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Europa sul dieselgate, procedura d’infrazione contro la Germania

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Anche l’Europa si muove sul dieselgate ed apre una procedura d’infrazione: Germania, Regno Unito, Spagna, ma anche Grecia Lussemburgo, Lituania e Repubblica Ceca sono finite nel mirino della Commissione. Come aveva anticipato in settembre, la commissaria all’industria Elzbieta Bienkowska, ha sposato la “linea dura” ed ha aperto un fascicolo collegato al “dieselgate” scoppiato con Volkswagen negli Stati Uniti. A Germania e Regno Unito è stato contestato non soltanto di aver omologato con il il software che taroccava le emissioni di NOx, ma anche di non aver fornito alla Commissione tutti i dettagli tecnici delle inchieste condotte a livello nazionale. Assieme a Spagna e Lussemburgo, Londra e Berlino sono anche accusate da Bruxelles di non aver sanzionato in alcun modo i costruttori coinvolti nella vicenda.

Lituania, Grecia e Repubblica Ceca, invece, non hanno nemmeno predisposto un sistema “punitivo” nei confronti dei costruttori, così come specificamente previsto dalla legislazione comunitaria. I governi dei paesi contro i quali è stata aperta la procedura d’infrazione hanno ora 60 giorni di tempo per replicare alle “osservazioni”. Nel caso venissero giudicate esaustive, la vertenza sull’infrazione alle norme comunitarie si chiuderebbe, altrimenti rischia di approdare fino alla Corte Europea di Giustizia, anche se in molti casi una multa chiude il contenzioso. L’Unione nazionale consumatori ha intanto giudicato una “ottima notizia” al conferma da parte del Tar del Lazio della multa di 5 milioni di euro comminata dall’Antitrust a Volkswagen lo scorso agosto per pratica commerciale scorretta: “Ci dispiace che non ne nasca una forma di indennizzo per i consumatori nonostante le ragionevoli proposte formulate da più parti”, ha osservato Raffaele Caracciolo, esperto di automotive dell’UNC.

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