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Le carte del dieselgate e le relazioni fra Ministero, KBA e costruttori

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Le carte del dieselgate e le relazioni fra Ministero, KBA e costruttori

Per Audi il dieselgate è un caso più aperto che mai. Il quotidiano economico finanziario Handelsblatt ed il Bayrischen Rundfunk aveva anticipato ieri alle agenzie il contenuto di un servizio uscito oggi: due pagine basate sull’esame di migliaia di documenti (80.000). Che rivelano le “relazioni pericolose” tra l’intero gruppo e l’Autorità federale dei trasporti (KBA) e la volontà politica dell’ex ministro Alexander Dobrindt di non fare troppa chiarezza.

Audi avrebbe venduto auto con almeno un dispositivo illegale fino al 2018

Ma, soprattutto, dalle carte emergerebbe come Audi abbia continuato a commercializzare veicoli omologati Euro 6 fino al 2018 malgrado i dubbi delle autorità. Dei quattro dispositivi per l’abbattimento dei gas di scarico, almeno uno era stato catalogato come illegale dalla stessa KBA. Il titolo dell’edizione online è “Perché la KBA ha guardato così a lungo da un’altra parte”. Sul cartaceo è più ficcante: “I funzionare dalla propria parte”, con un particolare riferimento ad Audi. Fra le carte c’è anche una lettera di Herbert Diess, Ceo del gruppo Volkswagen ed all’epoca “solo” numero uno di VW.

Il ministro dei trasporti Dobrindt aveva chiamato in causa anche Fiat

Nell’ottobre del 2015 il manager scriveva alla Kia per escludere la presenza di dispositivi non conformi alle leggi. La stessa Audi aveva addirittura chiesto per iscritto ai funzionari della KBA di informarli di eventuali scoperte nel corso delle verifiche. Il quadro è quello di un’autorità dei trasporti e di un ministro estremamente compiacenti nei confronti dei costruttori tedeschi. Tanto da coinvolgere Fiat nel caso. Mentre circa i sistemi adottati dai costruttori tedeschi la KBA era ancora “dubbiosa”, all’Italia veniva chiesto di indagare sulle emissioni della casa nazionale.

Dalle carte non emergerebbe alcuna “fattiva collaborazione” nel dieselgate

Salvo poi portare il caso addirittura in Europa. Della “fattiva collaborazione” propagandata dal gruppo, nelle carte non ci sarebbe traccia. La linea morbida avrebbe riguardato anche i richiami (per la cui ondata hanno esultato i concessionari: un grande affare), diventati obbligatori solo dopo mesi. E, almeno per ora, Audi ha fatto tornare nelle officine appena 80.000 delle 150.000 auto da implementare. Perfino i magistrati della procura di Monaco II, scrive Handelsblatt, hanno dovuto fare i conti con la scarsa collaborazione della KBA.

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