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Dieselgate, un caso sempre aperto: perquisiti gli uffici di Porsche e Audi

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Dieselgate, un caso sempre aperto: perquisiti gli uffici di Porsche e Audi

Dopo Audi e Volkswagen (oltre a Bmw), “visitate” dalle autorità nelle scorse settimane, nell’ambito delle indagini sul dieselgate sono stati perquisiti diversi uffici di Porsche. L’operazione ha coinvolto quasi 200 tra procuratori (33) ed agenti della polizia criminale ed è stata condotta dagli inquirenti della Baviera e del Baden-Württemberg.

Frode e pubblicità ingannevole le ipotesi di reato

Come ha spiegato la Procura di Stoccarda, le ipotesi di reato sono le solite: frode e pubblicità ingannevole. La perquisizione ha riguardato anche uffici di Audi ad Ingolstadt e Neckarsulm. Al centro della vicenda c’è sempre il sospetto di possibili manipolazioni dei sistemi di abbattimento dei gas di scarico dei motori a gasolio. Le indagini riguardano 3 persone, una delle quali farebbe parte del board di Porsche AG (da non confondere con Porsche SE, che è la finanziaria attraverso la quale le famiglie Piech e Porsche controllano il gruppo Volkswagen). Uno degli indagati non lavora più per il costruttore. Non è chiaro di chi si tratti, ma Wolfgang Hatz, già numero uno della Ricerca & Sviluppo di Porsche si trova sempre in stato di custodia cautelare, mentre l’italiano Pamio, ex ingegnere di Audi, è stato rilasciato diversi mesi fa.

Negli Stati Uniti il giudice Breyer ha respinto nuove azioni legali

I motori “incriminati” impiegati da Porsche sono stati forniti dalla casa dei Quattro Anelli. La casa di Zuffenhausen ha nel frattempo eliminato dalla gamma i modelli a gasolio e, soprattutto, si sarebbe accordata con Audi per un indennizzo. Anche il nuovo Ceo del gruppo, Herbert Diess, dovrà suo malgrado continuare ad occuparsi del dieselgate. E questo nonostante le buone notizie arrivate dagli Stati Uniti. Il giudice Charles Breyer ha infatti respinto le azioni legali avanzate da alcune amministrazioni della Florida e dello Utah, così come aveva già fatto con un caso sollevato dal Wyoming. Breyer ha dirottato il caso all’EPA, una soluzione accolta con favore dai legali del gruppo Volkswagen.

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