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Dieselgate, gli USA alzano il tiro: accusato anche l’ex Ceo Winterkorn

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Dieselgate, gli USA alzano il tiro: accusato anche l’ex Ceo Winterkorn

Gli Stati Uniti alzano il tiro e nel dieselgate chiamano in causa anche l’ex Ceo del gruppo Volkswagen Martin Winterkorn, “dimissionato” nel settembre del 2015. Il tribunale. Al manager – in pensione con una rendita di 3.000 euro al giorno – viene contestata la “frode intenzionale e deliberata”.

Winterkorn avrebbe saputo dal 2014 della frode, ma non sarebbe intervenuto

Lo stesso sospetto riguarda anche altri dirigenti di alto livello del colosso tedesco. La notizia del coinvolgimento di Winterkorn, indagato anche in Germania, è emersa dopo che il tribunale di Detroit (Michigan) ha reso pubblico un nuovo atto d’accusa. Secondo gli inquirenti americani, l’ex Ceo sarebbe stato a conoscenza fin dal 2014 della frode sui sistemi di emissioni, ma avrebbe consapevolmente deciso di non intervenire. La Bild (e non solo) aveva già scritto la stessa cosa due anni fa. In questo modo si sarebbe reso complice nell’infrazione alle normative ambientali statunitensi che sono già costate le condanne a due ex manager. Cioè Oliver Schimdt, al quale sono stati inflitti 7 anni di carcere, e James Liang (3 anni e 4 mesi).

In Germania sono sempre in carcere due manager del gruppo

Nell’ambito delle inchieste sul dieselgate si trovano in stato di custodia cautelare in Germania due manager del gruppo: Wolfgang Hatz e Jörg Kerner. Il primo è indagato dalla Procura di Monaco che si occupa di Audi, il secondo da quella di Stoccarda che segue Porsche. La Procura di Braunschweig che indaga su Volkswagen fin dai primi giorni dello scandalo non ha finora emesso alcun ordine di custodia. Il dieselgate ha coinvolto 11 milioni di veicoli a livello planetario, di cui appena 600.000 negli Stati Uniti. Nella sola regione del Nord America il colosso tedesco ha già dovuto sborsare 25 miliardi di euro tra sanzioni e indennizzi.

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