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ENERGIA SOSTENIBILE / Dalla Corea il biocombustibile al 100% verde

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ROMA – Biocombustibile prodotto dalle alghe marine, con il doppio vantaggio di essere sostenibile per la tasca e per l’ambiente. È la scoperta di un gruppo di ricercatori del Korea Institute of Industrial Technology, situato nel sud del Paese asiatico. L’invenzione ha una notevole eco considerando che, nel corso degli anni, sono man mano venute alla luce le problematiche legate a produzione e consumo dei biocombustibili. Prima fra tutte, il fatto che ogni ettaro di terra dedicato alla coltivazione di barbabietola o canna da zucchero, patata o cereale, sia un ettaro sottratto alla produzione a scopi alimentari, con il conseguente rischio di carenza di cibo ed aumento dei prezzi. Queste specie, infatti, sono tra le principali piante da cui si ricavano i biocombustibili liquidi in commercio. Gli scienziati del Korea Institute sono riusciti di fatto a centrare un duplice obiettivo: utilizzare superfici non fruibili per l’agricoltura ed impiegare un sistema economico di produzione di bioetanolo a partire dalle alghe marine. Queste ultime, infatti, sono coltivate in stagni o vasche esterne che possono essere sistemate nelle zone più diverse. Inoltre, le alghe presentano una serie di vantaggi rispetto alle piante coltivate sulla terraferma: crescono molto più velocemente, arrivando a sei raccolti all’anno; non contengono lignina, quindi non hanno bisogno di un pre-trattamento per la conversione in bioetanolo; infine, assorbono una quantità sette volte maggiore di anidride carbonica (CO2). Il sistema è applicabile per alghe di qualsiasi taglia, fino a quelle formate da una singola cellula. Prevede semplicemente l’utilizzo di un enzima, che trasforma le alghe in zuccheri semplici che, a loro volta, possono essere fermentati in etanolo grazie ad altri microrganismi. “Il risultato – afferma il gruppo di ricercatori – è un biocombustibile più economico e facile da produrre rispetto a quelli derivanti dalle specie coltivate su terraferma, senza ripercussioni sul prezzo del cibo”. Articolo tratto dal sito : www.h2roma.org

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