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Negli USA anche un ex dipendente fa causa a Volkswagen

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Tutti contro Volkswagen negli Stati Uniti. Dopo l’EPA per via del cosiddetto defeat software, dopo le autorità federali che sono intenzionate ad impartire una lezione “esemplare”, dopo gli avvocati che vogliono trascinare il colosso tedesco in tribunale con la formula della class action (sono state avviate già tre diverse azioni collettive) e dopo i concessionari (che non hanno gradito l’addio di Micheal Horn, il responsabile delle operazioni nel paese) che minacciano il caos adesso è la volta di un ex dipendente. Secondo le informazioni raccolte da NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung, un ex collaboratore di Volkswagen negli Stati Uniti, impiegato nel dipartimento IT, avrebbe accusato i vertici del gruppo nel paese di aver disposto la distruzione di possibili atti relativi all’inchiesta sul dieselgate malgrado l’espresso divieto da parte delle autorità. Volkswagen ha già fatto sapere di ritenere infondata l’accusa. I relativi atti sono tuttavia stati depositati presso un tribunale del Michigan. Il dipendente si sarebbe speso anche dopo il 18 settembre per evitare la distruzione di dati sensibili.

Volkswagen ha già ammesso di aver manipolato i dati sulle emissioni di NOx e rischia multe e risarcimenti che, stando alle stime di alcuni esperti, potrebbero arrivare fino a 100 miliardi di dollari. C’è la colpa e, a quanto pare, c’è anche il dolo. Diverse indagini – interne e della magistratura – stanno cercando di fare chiarezza sulle principali domande: chi sapeva che cosa e anche da quanto. Corea del Sud e Brasile hanno già sanzionato Volkswagen, mentre l’Europa si interroga sul perché anche ai clienti del Vecchio Continente non siano state offerte compensazioni come a quelli degli Stati Uniti. Nelle ultime settimane, con l’apertura di un’inchiesta anche per una possibile frode finanziaria legate alla manipolazione dei dati, si consolida l’impressione che nei confronti di Volkswagen sia in atto una sorta di “assalto alla diligenza”. Anche perché contro General Motors, che con i suoi a lungo negati problemi ai blocchetti di accensione è responsabile di decine di morti, è scattata una sanzione di 900 milioni, inferiore a quella da 1,2 miliardi imposta a Toyota, mentre VW rischia un provvedimento estremamente più salato. Ma non è un costruttore americano.

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