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F1/ Incidente Bianchi: il pilota unico colpevole. Non siamo d'accordo

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Milano – E così l’unico colpevole dello stato di coma di Jules Bianchi a seguito dell’incidente durante il GP del Giappone dello scorso 5 ottobre è… Jules Bianchi. Se avesse rallentato come avrebbe dovuto – ­ visto che nel tratto in cui è uscito vigeva regime di bandiere gialle – ­ non sarebbe sul letto di un ospedale a Nizza. A stabilirlo, la FIA, in un dossier di quasi 400 pagine.

 

Vero: i piloti, in quanto tali, tengono sempre giù il piede anche quando quando il regolamento lo vieta, sbagliando. Una questione nota a tutti da tempo, in F1. Proprio per questo, però, è inaccettabile che nessuno (il responsabile della sicurezza, per esempio) paghi per non aver preso provvedimenti in tal senso. E non si dica che ognuno è artefice del proprio destino, perché sarebbe come dire che si dovrebbe legalizzare il doping in tutti gli sport.

 

Inaccettabile è anche il fatto che nella via di fuga ci fosse una ruspa, contro la quale Bianchi ha sbattuto procurandosi gravi lesioni cerebrali. Una mancanza ancor più grave se si pensa che la soluzione esiste già: a Montecarlo sono molti anni che il recupero delle vetture incidentate viene fatto da gru esterne alla protezioni, senza che alcun veicolo diverso da una F1 metta ruota in pista.

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