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Emissioni sospette, bufera su FCA negli Stati Uniti e in Europa

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Anche Fiat Chrysler Automobiles (FCA) avrebbe installato un software grazie al quale sarebbe stato possibile ottenere l’omologazione di 104.000 veicoli con motore diesel con emissioni più alte rispetto a quelle permesse. La denuncia è dell’Environmental Protection Agency (EPA) statunitense e riguarda la violazione del Clear Air Act per due modelli equipaggiati con le unità 3.0 litri Model Year 2014, 2015 e 2016: Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram. Il costruttore italo americano rischia una multa di 44.539 dollari per veicolo, vale a dire fino a oltre 4,6 miliardi, oltre a ripercussioni sul fronte penale. L‘ex manager di Volkswagen arrestato il giorno dell’apertura del Salone di Detroit in Florida dall’FBI, ad esempio, rischia 169 anni di galera e il giudice gli ha negato la libertà su cauzione. Secondo l’EPA, FCA “ha evitato le regole ed è stata scoperta”.

Il costruttore si è difeso: “Per quanto conosco questa società, posso dire che nessuno è così stupido da cercare di montare un software illegale”, ha dichiarato Sergio Marchionne. Il numero uno del gruppo ha anche respinto ogni confronto con il caso Volkswagen. Marchionne ha attaccato le modalità della notifica (ci sono dettagli di cui solo la società e l’agenzia sono a conoscenza), ma di sicuro la tempistica sembra “sospetta”. Con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, l’EPA avrà un nuovo direttore, Scott Pruitt, un politico che ha sempre avversato le attività dell’ente, la cui influenza era invece cresciuta molto con Barack Obama. La stessa agenzia aveva anche recentemente cercato di accelerare l’approvazione del piano di riduzione delle emissioni prima dell’addio di Obama. La filiale americana di FCA ha precisato di voler “avere quanto prima la possibilità di incontrare l’enforcement division dell’Epa e rappresentanti della nuova amministrazione, per dimostrare che le strategie di controllo di Fca sono giustificate e pertanto non costituiscono ‘defeat devices’ in base alla normativa applicabile e risolvere prontamente la questione”. Alla denuncia dell’EPA si è aggiunta la notizia di due altre inchieste: quella dell’autorità di controllo della Borsa, la SEC, e quella del Dipartimento di Giustizia americano.

Non solo. Anche in Europa il fronte è tornato a surriscaldarsi: l’agenzia Reuters scrive che la Commissione sembra ritenere plausibili i sospetti tedeschi sulla presenza di un software che consenta di ottenere l’omologazione malgrado emissioni più elevate. Anche l’Italia viene messa alle strette, dopo aver evitato la procedura d’infrazione avviata contro 7 paesi, Germania, Spagna e Regno Unito inclusi. “Abbiamo ripetutamente sollecitato le autorità italiane a fornire il più presto possibile risposte convincenti”, ha dichiarato la portavoce della Commissione Lucia Caudet. “Stiamo gradualmente andando fuori tempo, perché vogliamo terminare quanto prima i colloqui sulla conformità di Fiat”, ha precisato. FCA aveva rifiutato di dialogare con le autorità tedesche ed il ministro dei trasporti italiano Graziano Delrio aveva sostenuto questa linea spiegando che il dialogo deve avvenire tra le autorità di omologazione dei due paesi. Adesso l’UE vuole i dati.

In Francia, intanto, è stata ufficializzata un’indagine formale da parte della magistratura su Renault dopo l’invio degli atti della commissione transalpina sulle emissioni alla Procura di Nanterre. In una nota, il costruttore ha fatto sapere di “prendere atto” della decisione ed ha ribadito di rispettare “la legislazione francese ed europea” precisando che “tutti i veicoli Renault sono sempre stati omologati in conformità con la legge e le normative e sono conformi alle norme vigenti” e, soprattutto, che “i veicoli Renault non sono equipaggiati con software di frode antinquinamento”.

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