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“In Francia mancano condizioni politiche”, FCA ritira l’offerta di fusione

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“In Francia mancano condizioni politiche”, FCA ritira l’offerta di fusione

Troppe condizioni (e troppa politica) per continuare e così il CDA di FCA “ha deciso di ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault“. Le azioni del gruppo italo americano ne hanno immediatamente risentito ed a New York il titolo ha perso oltre il 3,7% negli scambi dopo la chiusura.

FCA: “Proposta con struttura e condizioni bilanciate” con benefici per entrambe le parti

Almeno per il momento il matrimonio automobilistico non si farà. La “colpa” è del convitato di pietra, lo Stato francese, che ha una quota del 15% del costruttore transalpino. E che ieri aveva chiesto di far slittare i tempi per l’intesa dopo due giorni di riunione di Consiglio di Amministrazione. Troppo. “È divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo”, precisa FCA in una nota. La società italo americana “continua a essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciate al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti”.

Senza fusione, il gruppo perseguirà “i propri obiettivi” con “strategia indipendente”

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, anche Nissan sarebbe stata ostile alla fusione contribuendo così al fallimento dell’operazione. “Fca continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente”, ha spiegato il gruppo. L’esito della vicenda è “interessante” perché, ancora una volta, nonostante la liturgia neoliberista (che la stessa Francia “spaccia” quando intende riformare il paese), lo Stato “decide”. O, almeno, incide pesantemente. Come aveva già fatto con i bombardamenti in Libia (senza copertura internazionale) per destituire Gheddafi, ufficialmente per liberare la popolazione oppressa. Ma in realtà creando un caos mai finito e, soprattutto, colpendo gli interessi italiani (di Eni in particolare), senza migliorare le condizioni della gente.

L’ex Ceo Ghosn aveva accusato i vertici di Nissan di non avere una strategia

I prossimi mesi diranno se l’Alleanza franco nipponica resisterà anche a questo nuovo scossone, ma anche chi fra il ministro “interventista” e FCA aveva ragione. Sarebbe interessante conoscere il parere dell’ex Ceo Carlos Ghosn, che era ai ferri corti con l’esecutivo transalpino tanto da aver litigato con lo stesso Macron quando era “solo” ministro. E che ha accusato i vertici di Nissan di non avere una visione per il futuro. E che rischia di essere coinvolto in una indagine su nuove spese, sulle quali Lemaire vuole chiarezza. Una chiarezza che, in quanto azionista pubblico, ha deciso di pretendere solo dopo le rivelazioni giapponese. Il sorvegliante si è accorto che qualcosa non andava solo dopo che qualcun altro l’ha segnalato.

 

 

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