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Germania, indagine sulle emissioni Fiat per un sistema “a tempo”

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“Secondo la Commissione questo sistema non si lascerebbe necessariamente spiegare con le norme a tutela del motore“, ha spiegato Alexander Dobrindt, ministro federale dei trasporti della Germania a proposito di una nuova indagine sulle emissioni aperta su una tecnolgia adottata da Fiat. Dobrindt lo ha dichiarato nel corso della presentazione dei risultati dei test sulle emissioni condotti su 56 modelli a gasolio scattati a seguito del dieselgate e nessuno dei quali ha dimostrato emissioni a di NOx a norma (la stessa conclusione a cui era arrivato anche il governo del Regno Unito). Il ministro ha chiarito che la Commissione istituita per indagare sul caso Volkswagen ha seguito una segnalazione di Bosch alla KBA, l’autorità federale per i trasporti. Si tratta di una funzione “a tempo”, che riduce l’intervento delle tecnologie per il trattamento dei gas di scarico.

Con l’ufficializzazione dei dati è diventato di dominio pubblico anche il richiamo volontario di 630.000 modelli in tutta Europa da parte di Opel, Mercedes-Benz, Audi, Volkswagen e Porsche. Le autorità tedesche avevano sollevato dubbi circa la legittimità della cosiddetta “finestra termica”, quella che consente ai costruttori – ufficialmente per proteggere il motore – di disattivare i sistemi per l’abbattimento delle NOx in base alle temperature. In alcuni casi le temperature erano state giudicate un po’ troppo elevate: per una Opel si arrivava a 17°. Le auto sono state classificate in tre distinti gruppi: quelle con valori di NOx fuori norma, ma “giustificati” in modo plausibile (I), quelle con valori fuori norma ma le cui spiegazioni non sono state giudicate soddisfacenti (II) e quelle con il defeat device di Volkswagen (III). Del secondo gruppo fanno parte Hyundai, Nissan, Dacia, Chevrolet, Fiat, Alfa Romeo, Jeep, Jaguar, Land Rover, Suzuki. I risultati dell’inchiesta sulle emissioni sono stati condivisi con le autorità di altri paesi, fra i quali l’Italia.

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