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Formula E col botto a Roma, circuito elettrico con generatori a glicerina

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Formula E col botto a Roma, circuito elettrico con generatori a glicerina

La Formula E, il campionato per monoposto elettriche benedetto anche da Papa Francesco, ha fatto il botto a Roma. Il primo ePrix (ce ne sarà sicuramente anche un secondo l’anno prossimo) è stato un successo. Per Sam Bird e DS Virgin che lo hanno vinto, ma anche per gli organizzatori che lo hanno voluto.

Infrastruttura di ricarica insufficiente, lamenta l’ACEA

Il pubblico ha accolto con entusiasmo il circuito politicamente corretto, a zero emissioni. Una miscela esplosiva, quella delle vetture da competizione fatte gareggiare nella zona dell’Eur. Come esplosiva è la rassegna, la prima organizzata dalla FIA interamente riservata a veicoli green. Che però proprio verde verde non è. Anche se Enel, che fornisce “soluzioni di smart metering, energy management, energia rinnovabile, accumulo e ricarica”, lo ha fatto diventare “carbon neutral”. Il problema, non solo a Roma sia chiaro, è l’infrastruttura per il rifornimento. Che praticamente dovunque non è in grado di sostenere la domanda per questa competizione. Non a caso, attraverso l’ACEA, i costruttori non hanno messo in discussione gli obiettivi di riduzione delle CO2, ma hanno sollecitato Unione Europea e governi ad intervenire.

La Formula E è autonoma, ma le città sono attrezzate?

Per assicurare il pieno alle 40 monoposto della Formula E, Enel rastrella l’energia attraverso una combinazione di pannelli solari e di generatori alimentati a glicerina (che può diventare un combustibile mediante il processo di nitrazione). Una parziale e “vecchia” soluzione endotermica, insomma. Perché le reti non sono in grado di soddisfare una domanda così concentrata di elettricità. Malgrado le amministrazioni spingano sull’elettrico, il problema della infrastruttura di ricarica è primario. Che non è limitato alle colonnine, ma alla loro capacità di soddisfare la richiesta. La Formula E, con la sua carovana di sponsor ed investitori, lavora in un regime di autarchia. Ma perché le auto elettriche prendano piede bisogna avere la certezza che le città siano attrezzate. Per non dover rischiare di scegliere tra il pieno dell’auto o l’accensione della lavatrice. Non è una battuta: ci sono condomini che hanno negato la realizzazione di una colonnina domestica proprio in quest’ottica.

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