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Fusione Renault e FCA: tempi rapidissimi e Senard alla guida secondo Bloomberg

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Fusione Renault e FCA. Bloomberg, tempi rapidissimi e Senard alla guida

Affare fatto, o quasi: secondo le anonime fonti citate dall’agenzia Bloomberg forse già la prossima settimana la fusione tra Renault e FCA (Fiat Chrysler Automobiles) verrà avallata dalla casa transalpina. I tempi sarebbero rapidissimi, almeno da quando la notizia è rimbalzata sui media. Il nuovo numero uno diventerebbe Jean Dominique Senard, da gennaio presidente del Consiglio di Amministrazione del costruttore transalpino. Il top manager sta provando a coinvolgere Nissan.

La Francia avrebbe il 7,5% di quote della nuova società

Non è chiaro quale ruolo toccherebbe a Mike Manley, subentrato a Sergio Marchionne alla guida di FCA. Quello che, invece, ha già fatto intendere la Francia è che lo Stato manterrà una quota significativa anche nel possibile nuovo gruppo. Vale a dire il 7,5%. E il ministro Bruno Lemaire ha già precisato che la Francia “vigilerà sugli interessi nazionali”. Almeno pubblicamente, lo stesso Lemaire ha preteso che nessun posto di lavoro venga sacrificato nel paese e che non venga chiuso alcuno stabilimento. Una posizione certamente comprensibile sul versante francese.

Garanzie per siti e occupazione italiana solo nelle parole di John Elkann

Le garanzie italiane dipendono dalla parole di John Elkann, che ha escluso rischi per l’occupazione nel Belpaese. Ma Elkann cura gli interessi della Exor, la finanziaria che controlla FCA, non dell’Italia e degli addetti. La fusione riguarderebbe Renault ed FCA e non è ancora chiaro che struttura assumerebbe l’Alleanza di cui fanno parte Nissan e Mitsubishi. Il “caso Ghosn” ha fatto emergere la profonda insoddisfazione di Nissan per gli equilibri attuali. Dalla sola fusione tra la casa francese e quella italo americana nascerebbe un gruppo da 8,7 milioni di vicoli.

La fusione tra Renault e FCA nel mirino del Codacons

Che però risulterebbe molto sbilanciato in Europa e molto debole in Asia. Se l’intesa dovesse riguardare anche i due marchi nipponici, allora sorgerebbe un colosso da oltre 15 milioni di unità. Tra le voci dissonanti e preoccupate del coro che vede di buon occhio la fusione c’è quella del Codacons. Che lamenta il rischio di “ripercussioni negative per i consumatori, in quei settori auto nei quali le due società hanno finora operato in piena concorrenza”. L’invito è alle autorità Antitrust affinché vigilino “con la massima attenzione” sull’operazione.

La proposta del gruppo italo americano rivela i ritardi negli investimenti

Secondo il Codacons in particolare nel segmento delle utilitarie e delle vetture di piccole dimensioni gli automobilisti rischiano di dover pagare un prezzo alto alla fusione. Non solo perché i due gruppi non si farebbero più concorrenza, ma anche perché altri sono usciti di scena (General Motors) o stanno per farlo (Ford). I tempi della ventilata fusione la dicono lunga sui ritardi di FCA, che per risanare i bilanci ha risparmiato (e non poco) sugli investimenti. E adesso si trova senza nuove piattaforme, con pochi modelli in rampa di lancio e, soprattutto, senza le tecnologie per l’elettrificazione. In campo automotive non esistono matrimoni d’amore, ma in questo c’è solo ed esclusivamente interesse.

 

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