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HYUNDAI/ i20, la prova su strada

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Se vi diciamo che Hyundai (come la controllata Kia, peraltro) sta continuando nel proprio percorso di crescita in termini di qualità e hi-tech, oltre che di volumi di mercato, di certo non vi sveliamo una novità. Forse non tutti sanno, però, che tanta vicinanza fra i prodotti coreani e i gusti europei è merito anche dello Hyundai Motor Design Centre Europe, ovvero del centro di ricerca e sviluppo e design che l’azienda ha insediato, non a caso, nel cuore dell’Europa dell’automobile. Più precisamente, le Hyundai destinate al mercato europeo prendono forma a Rüsselsheim, in Germania, a pochi passi dal quartier generale Opel.

 

 

Della vecchia i20 rimangono solo i motori, peraltro rivisti a fondo per rispettare le norme Euro 6. Rispetto alla vecchia i20, il pianale è stato riprogettato da zero e in conseguenza di ciò il passo cresce di 4,5 cm. Tornando ai motori, due sono a benzina (uno è l’1.2 MPI disponibile in due livelli di potenza – 75 ed 84CV – l’altro è l’1.4 MPI da 100CV) e due a gasolio: 1.4 a quattro cilindri da 90 CV e 1.1 a 3 cilindri da 75. Iin termini di design, in Hyundai parlano di “Fluidic Sculpture 2.0”: in sostanza, ciò che caratterizza la i20 sono la forma esagonale della mascherina – attorno alla quale si trovano il marchio Hyundai, i fari anteriori (dotati di luci diurne a LED) e i fendinebbia – e la linea che origina dal muso, continua sulla fiancata e si esaurisce in coda. Da non trascurare quello che solo all’apparenza è un dettaglio: a differenza di quanto accadeva fino a poco tempo fa, esiste un ampio ventaglio di colori – pastello, metallizzati o perlati – per andare incontro ai gusti di tutti.

 

 

Dentro, l’abitabilità è davvero buona e superiore alla media del segmento B: persino viaggiare in cinque adulti – magari non troppo corpulenti, ecco – non è esercizio da circensi come spesso accade sulle rivali dirette, nonché su auto di categoria superiore. Il bagagliaio? Hyundai dichiara 326 litri di capacità in modalità 5 posti (300 litri la Citroën C3, 311 la Peugeot 208, 300 la Renault Clio, 280 la VW Polo). Ultima, ma non meno importante, la qualità: se è vero che i materiali non sono il top, assemblaggio ed ergonomia si rivelano irreprensibili. Peccato dunque, ma siamo al classico “pelo nell’uovo”, che per il momento manchi un sistema di infotainment con grande schermo touch a colori integrato nella plancia: arriverà più avanti, dicono in Hyundai.

 

 

Una volta in movimento, dalla i20 giungono solo conferme sulla bontà del lavoro del centro di sviluppo di Rüsselsheim: non solo è confortevole sia in termini di assorbimento delle sospensioni sia di rumorosità, ma rivela una solidità rara nel segmento B. Rimarrà un po’ deluso, invece, chi ama le auto reattive e divertenti in curva: la i20 predilige il comfort e quando ci si avvicina al limite, nel misto, la coreana lo mette in chiaro perdendo qualcosa in termini di progressività dello sterzo. Per il resto, la tenuta di strada è mediamente più che buona, mentre l’ESP obbligatoriamente di serie (da pochi mesi per normativa europea) mette al riparo da qualsiasi pericolo. I motori? Tra i diesel, è preferibile il più piccolo 1.1 tre cilindri: rispetto all’1.4 non patisce i 15 CV in meno ma, in compenso, offre la stessa spinta ai bassi e medi regimi.

 

 

 

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