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Inalazioni di NOx, test su esseri viventi: bufera sui costruttori tedeschi

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Inalazioni di NOx, test su esseri viventi: bufera sui costruttori tedeschi

Per i colossi tedeschi dell’auto tira di nuovo una brutta aria (come riporta la Sueddeutsche Zeitung) per via delle inalazioni di NOx. Anche più di quella che ha scatenato il nuovo “polverone”, cioè densa di ossidi di azoto. Tra il 2012 ed il 2015 la EUGT, un centro di ricerca finanziato da Bmw, Daimler e Volkswagen Group, ha eseguito test su scimmie e persone.

Inalazioni di NOx su 10 macachi e 25 uomini (per tre ore)

Gli animali, dieci macachi, così come gli uomini (25 giovani) sono stati esposti alle inalazioni di NOx. Le scimmie per diverse ore nel New Mexico (USA), le cavie umane per tre in Germania. Prima e dopo sono stati eseguiti esami medici. A quanto pare sulle persone non sono state riscontrate ripercussioni particolari. Bmw si è detta estranea alla ricerca, Volkswagen si è scusata e Daimler ne ha preso le distanze. Sugli obiettivi della ricerca si incrociano adesso pareri diversi. Da una parte si dice che dovevano servire per dimostrare la sostenibilità dei moderni sistemi di abbattimento dei gas di scarico: sulle persone, i test sono stati eseguiti nel 2013, cioè due anni prima dell’esplosione del dieselgate.

Verificare la salubrità del luogo di lavoro

Dall’altra si dice che l’obiettivo era verificare la potenziale (o meno) salubrità del luogo di lavoro. L’indignazione sul caso è “interessante”. E per certi versi controversa. I test più crudeli sugli animali sono stati ufficialmente aboliti in ogni campo e comunque non risulta che i macachi siano deceduti dopo le prove. Quelli sugli uomini vengono eseguiti con la collaborazione di “cavie” consenzienti, come sembrano essere quelle visitate presso una clinica universitaria di Aquisgrana. La domanda, semmai, riguarda le finalità di un simile ed a quanto pare molto circoscritto studio. Perché tre ore di inalazione di NOx non sono certamente salutari, ma ci sono lavoratori esposti quotidianamente per tempi maggiori. I vigili urbani, gli ausiliari del traffico, il personale della manutenzione delle strade, gli operatori ecologici, solo per citare alcuni esempi.

Scaricabarile alla tedesca: tutti prendono le distanze dai test

Adesso che i test sono diventati di dominio pubblico è scattata la gara a disconoscerli. Con condanne di una durezza estrema, incluse quelle dei costruttori. Volkswagen, con dignità, si è scusata. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Dieter Pötsch ha tuttavia promesso la “caccia” ai responsabili. Il top manager è fra quelli che diversi azionisti vorrebbero “inchiodare” per via del dieselgate. Pötsch sembra avere più a cuore i destini di 10 scimmie e di 25 persone consenzienti che quelli di 11 milioni di automobilisti. Steffen Seibert, portavoce della cancelliera Angela Merkel, ha parlato di test che “non trovano alcuna giustificazione sul piano etico”.

Adesso, solo adesso, la politica fa la voce grossa

Seibert si è interrogato sulle finalità dello studio. Che è la domanda più delicata, ma che rispetto ad altre questioni irrisolte sull’atteggiamento dei costruttori (non solo tedeschi, sia chiaro) è forse prioritaria. Un esempio? I profitti da capogiro dei colossi dell’auto e la mobilità forzata dei lavoratori, che peraltro in Germania vengono “premiati” con bonus estremamente alti. Un altro esempio? La debolezza della politica nei confronti della lobby dell’auto, che ha finora strappato “regole del gioco” particolarmente favorevoli. Un altro? La cupola dell’auto non perseguita in Germania.

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