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Industria dell’auto riparte, Volvo taglia 1.300 posti e Veritas AG insolvente

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L’industria dell’auto prova a ripartire anche in Europa dove vale centinaia di miliardi di imposte, anche con l’indotto: nel Regno Unito, l’associazione dei costruttori (SMMT), ha anche stimato in 9,4 miliardi di euro il costo della chiusura per il Covid-19 a carico del comparto nel paese. Seppur non ancora a pieno regime, tutti i costruttori hanno già riavviato la produzione o si apprestano a farlo con lunedì. Naturalmente dopo aver adeguato le procedure ai nuovi standard igienico sanitari. Il distanziamento sociale vale anche nelle fabbriche oltre che negli uffici e, più in generale, nella quotidianità.

FCA e sindacati avevano firmato un’intesa con i sindacati già il 9 aprile

La produzione è già ricominciata anche in Italia (Alcantara già dopo Pasqua), il primo paese europeo a varare il lockdown. FCA, in particolare, si era già preparata alla ripartenza firmando un’intesa con i sindacati (Fim-Csil, Uilm-Uil, Fismic, Uglm, Aqcfr e Fiom-Cgil). La firma dell’accordo risale al 9 aprile. L’industria dell’auto nazionale è ripartita la scorsa settimana ad Atessa, dove si trova lo stabilimento Sevel, che lavora nell’ambito della joint venture con PSA per i veicoli commerciali. Seppur solo parzialmente, hanno ripreso ad operare anche i siti di Cassino, Pomigliano, Termoli e Mirafiori. Solo ad Atessa sono stati sanificati più di 300.000 mq di superficie attrezzati con 130 distributori igienizzanti, di 15 tabelloni, di 25 schermi, di una decina di termo camere e materiale informativo per garantire la salute degli oltre 6.000 lavoratori. Che possono contare anche su oltre 600 punti di dotazione disinfettante.

Non solo buone notizie dall’industria dell’auto in Svezia e Germania

Praticamente tutta l’industria dell’auto (e la sua filiera) ha annunciato la graduale ripresa delle attività. Per il ritorno alla normalità servirà tempo, anche perché diversi costruttori hanno avuto problemi con la componentistica. Quello di Porsche è un esempio. Il costruttore premium ha tenuto chiuso gli stabilimenti per sei settimane, in parte appunto perché non avrebbe potuto comunque completare l’assemblaggio. Dalla Svezia Volvo ha invece già fatto sapere che taglierà 1.300 posti di lavoro fra i cosiddetti “colletti bianchi” a livello nazionale. Il numero dei consulenti verrà ridotto a 300. L’azienda familiare tedesca Veritas AG (4.300 addetti a livello globale e 530 milioni di fatturato nel 2018), peraltro controllata dal fondo americano AIAC, che aveva rilevato la maggioranza delle quote in febbraio e che aveva già annunciato di voler sopprimere 700 posti in Germania , ha dichiarato fallimento a fine aprile. L’industria dell’auto rischia così di perdere uno dei suoi fornitori.

 

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