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Marchionne taglierà Punto e MiTo: FCA sembra pronta per la cessione

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Marchionne taglierà Punto e MiTo: FCA sembra pronta per la cessione

FCA razionalizzerà ulteriormente una gamma già ridotta all’osso lasciando senza eredi Fiat Punto e Alfa Romeo MiTo. Almeno questo è ciò che ha ipotizzato Bloomberg. Secondo l’agenzia Sergio Marchionne annuncerà i tagli il prossimo 1° giugno in occasione della presentazione del piano industriale.

Lancia affossata e Fiat destinata all’America Latina

Un piano del quale l’attuale Ceo non si occuperà più, visto che a fine anno lascerà. Sgravata (quasi) dai debiti (investendo poco in nuovi prodotti e ricerca e sviluppo è più facile) e con gli utili americani, FCA è pronta per la cessione. Lancia non esiste più, ad Alfa Romeo è stata riservata una flebo di due modelli e Fiat è ormai legata alle varie declinazioni della 500. La Tipo e la Panda non sono certo modelli con cui guadagnare. Il futuro del marchio più popolare Marchionne lo immagina in America Latina, mentre in Europa dipenderà soprattutto dalla 500. L’addio alla Punto ed alla MiTo comporterebbe anche una differente utilizzazione dei siti italiani.

Soluzione americana per gli stabilimenti nazionali di FCA

Perché la produzione della Panda lascerebbe Pomigliano d’Arco per approdare in Polonia per lasciar spazio a nuovi modelli Jeep. Torino sopravviverebbe con un secondo suv Maserati, mentre non è chiaro il destino di Melfi. Negli USA il Ceo ha adottato una strategia analoga eliminando la Chrysler 200 e la Dodge Dart e assegnando ai siti la produzione di altri modelli di successo (Jeep e Ram). L’Italia perderebbe la produzione dei modelli di volume, a guadagnerebbe quella delle macchine a più alto valore aggiunto.

Sempre meno Italia nel futuro di FCA, anche se l’Italia ha dato tanto a Fiat

Dopo aver spostato sede legale ad Amsterdam e quella fiscale a Londra, dopo aver quotato Ferrari e predisposto lo scorporo di Magneti Marelli, Marchionne ha creato un’azienda internazionale, anche più appetibile per gli investitori. Il vero interrogativo sembra essere non quali modelli verranno sacrificati, ma quale sarà il futuro del gruppo, sempre meno italiano. In Germania, quella dell’auto è un’industria “patrimonio” del paese che occupa direttamente 800 mila addetti. E malgrado tutti i gruppi abbiano investito moltissimo all’estero, gli investimenti domestici sono strategici.  Volkswagen, Bmw e Daimler sono gruppi planetari ben radicati nei paesi d’origine, mentre il domani di Fiat sembra essere sempre più lontano dal Belpaese.

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