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MAZDA/ CX-3, la prova su strada

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Barcellona (Spagna) – Il segmento delle crossover compatte nasce nel 2010 con la Nissan Juke, affiancata poi dalle varie Renault Captur, Peugeot 2008, Fiat 500X, Jeep Renegade… Un segmento di mercato preziosissimo, arrivato alle 400.000 unità nel 2014 e che, secondo le previsioni della Mazda, toccherà quota 800.000 nel 2017. Di queste, sperano in Mazda, 38.000 all’anno (su 150.000 vendute in tutto il mondo) saranno rappresentate proprio dalla loro CX-3. In attesa di conoscere la risposta del mercato, siamo stati a Barcellona per una prima presa di contatto con esemplari di pre-serie.

 

Dinamica, compatta, moderna: la CX-3 è un’auto che non ha bisogno di molte parole, basta guardarla per coglierne la validità del design, fatto di tetto discendente, montante posteriore “camuffato” dalla verniciatura nera, linea di cintura che si alza in corrispondenza dei finestrini posteriori e frontale sporgente. Risultato: i 4,28 metri di carrozzeria sembrano ridursi “miracolosamente”, grazie anche alle nervature che muovono la fiancata. Per il resto, come le sue rivali dirette la CX-3 nasce sulla base della sorella di segmento B “tradizionale” (in questo caso la Mazda 2), di cui ripropone la plancia caratterizzata dalla bocchetta d’aerazione rotonda in bella evidenza al centro della plancia, affiancata da una che invece sembra volersi nascondere tra i profili orizzontali della plancia. Quanto all’infotainment, lo schermo multimediale – piacevole e ben leggibile la grafica – esce al centro e la strumentazione è raccolta sotto un’unica palpebra, con al centro il contagiri. La chicca, anch’essa già proposta sulla sorella più piccola, è invece l’Active Driving Display, ovvero l’head-up display che proietta sul parabrezza le informazioni essenziali e che dà un innegabile tocco di hi-tech e di categoria superiore. Non sorprendono plastiche e assemblaggio: i materiali sono tipicamente giapponesi, quindi dall’aspetto solido ma non raffinatissimo, mentre il montaggio è eseguito con grande cura. Capitolo abitabilità: come sulla “2” e su tutte le rivali, in quattro si viaggia al meglio; nella media del segmento la capacità del bagagliaio (350-1.260), peccato solo per la bocca d’accesso ristretta e per il gradino molto alto fra soglia e piano di carico, che non aiutano le operazioni di stivaggio.

 

Per la nostra prova ci siamo focalizzati sull’1.5 a gasolio da 105 CV e 270 Nm di coppia. Il 4 cilindri giapponese ha tutto quello che serve per l’utilizzatore medio della CX-3: offre una buona spinta pur senza attaccare al sedile, spinge deciso fino a 4.000 giri e riprende già da quota 1.200. Il tutto, facendo sentire la propria voce solo intorno a quota 2.500: nulla di particolarmente grave, sia chiaro, ma i diesel 1.6 di Renault e soprattutto Honda sono più fluidi. Per il resto, la CX-3 rispecchia il carattere delle ultime Mazda. Piacevole fra le curve, grazie alla prontezza di sterzo e all’assetto azzeccato, la crossover giapponese è però anche ben isolata dalle buche e dai rumori esterni.

 

L’offerta commerciale? Il lancio è in calendario per maggio e la gamma comprenderà, inzialmente, un 1.500 diesel da 105 CV e due 2.000 benzina da 120 o 150 CV, quest’ultimo abbinabile solo alla trazione integrale. Non sono ancora stati ufficilizzati, al momento, prezzi e allestimenti.

 
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