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Perquisizione e richiamo: Opel risucchiata nell’indagine sul dieselgate

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Perquisizione e richiamo: Opel risucchiata nell’indagine sul dieselgate

Perquisizione e richiamo: anche Opel, il marchio tedesco controllato dai francesi di PSA, è stata risucchiata nell’indagine sul dieselgate. Il quartier generale di Rüsselsheim e gli uffici della fabbrica di componenti di Kaiserslautern sono stati visitati ieri dalle autorità su ordine della Procura di Francoforte.

Coinvolte auto con motori a gasolio Euro 6 prodotte nel 2016 e 2017

I dubbi degli inquirenti riguardano circa 100.000 veicoli a gasolio con omologazione addirittura Euro 6. I modelli coinvolti (almeno secondo la Bild) sarebbero Insignia, Cascada e Zafira prodotte tra il 2016 ed il 2017. Nell’ambito del piano di ristrutturazione, Opel ha già deciso che gli ultimi due non avranno una nuova generazione. La Procura sospetta l’esistenza di un sistema illegale di abbattimento dei gas di scarico: l’ipotesi di reato è sempre la stessa, frode. L’indagine su Opel si aggiunge a quelle su Volkswagen, Audi, Daimler, Porsche e Bmw.

A breve l’ordine di richiamo della KBA per 100.000 auto Opel

L’ufficio federale dei trasporti, la KBA, avrebbe già pronto l’ordine di richiamo per quasi 100.000 auto. Sarebbe solo questione di tempo. Il costruttore dovrebbe intervenire sul software, le cui funzioni sul sistema di abbattimento dei gas di scarico sarebbero state manipolate. La casa del Fulmine ritiene indispensabili di funzioni “incriminate” dalla KBA. Secondo Opel il sistema serviva per proteggere il motore e non per aggirare i test. La casa tedesca ha anche reso noto che nel caso “si dovesse giungere all’emissione di un’ordinanza, Opel adirà le vie legali per difendersi”.

L’Unione Nazionale Consumatori chiede controlli in Italia

“Chiediamo l’immediato intervento del ministro del Trasporti italiano, Danilo Toninelli, affinché accerti se in Italia circolano auto Opel con manipolazione dolosa del software”, ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non accettiamo – ha aggiunto – che il ministro si limiti a fare come il suo predecessore Graziano Delrio, che sul Dieselgate si era limitato a interpellare sull’accaduto il KBA, Kraftfahrt-Bundesamt, ed il costruttore, chiedendo di conoscere se i veicoli erano stati commercializzati anche in Italia, acquisendo i risultati dei controlli di conformità”, ha aggiunto. La richiesta è quella di accertare con le attrezzature italiane eventuali irregolarità.

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