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Il pesce d’aprile di Musk sul fallimento anticipa il tonfo di Tesla in Borsa

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Il pesce d’aprile di Musk sul fallimento anticipa il tonfo di Tesla in Borsa

Tesla sempre in altalena: prima il tweet (falso) sul fallimento, poi il crollo (vero) dell’azione in Borsa. In occasione del primo aprile, Elon Musk si era concesso un discutibile scherzo dichiarando la bancarotta del costruttore elettrico.

Il tweet controverso sul crack e le bottiglie vuote di Teslaquilla

“Nonostante gli intensi tentativi di raccogliere fondi, dobbiamo purtroppo annunciare che Tesla è completamente e assolutamente fallita”, si leggeva nel post. “Da non crederci”, aggiungeva. Qualche investitore ha trascorso dei momenti di panico. Soprattutto perché il 46enne manager che potrebbe intascare un bonus stellare di 50 miliardi di dollari spiegava di essere stato rivenuto privo di conoscenza nei pressi di una Model 3 circondato da bottiglie di Teslaquila. Musk si era descritto “con lacrime secche sulle guance”. Ieri, tuttavia, il manager non è intervenuto con un tweet altrettanto “spiritoso” per commentare l’ennesimo tonfo del titolo in Borsa.

A Wall Street il titolo Tesla ha perso un altro 5% (-20% in marzo)

Dopo aver ceduto un quinto del proprio valore nel corso del mese di marzo, l’azione Tesla ha perso lunedì (negli Stati Uniti le contrattazioni non si sono fermate) un altro 5%. Ad influenzarne l’andamento, oltre alla paura innescata dai dazi cinesi in risposta a quelli di Trump, c’è stato l’incidente mortale che ha coinvolto una Tesla a guidata autonoma in California. E il costruttore di auto elettriche non ha ancora diffuso i dati sulla produzione della Model 3 relativi al primo trimestre del 2018. L’obiettivo annunciato è quello delle 2.500 vetture la settimana. Citando fonti interne, Bloomberg aveva riferito di oltre 300 auto al giorno. Inizialmente il target era stato fissato in 5.000 la settimana entro la fine del 2017, poi rimodulato in 5.000 entro la fine del prossimo giugno. A fine marzo Tesla aveva anche annunciato il richiamo di 123.000 Model S per problemi al servosterzo. Si tratta della più massiccia azione del costruttore californiano.

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