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Via libera alla fusione, FCA e PSA verso il ristretto club dei “dieci milioni”

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Via libera alla fusione, FCA e PSA verso il ristretto club dei “dieci milioni”

Doppio via libera, da Londra e da Parigi, alla fusione tra FCA e Groupe PSA. Con l’operazione nascerà il quarto costruttore al mondo, il secondo in Europa, potenzialmente molto vicino al primo, che è Volkswagen. L’obiettivo dei 10 milioni di veicoli commercializzati l’anno sembra alla portata del nuovo colosso, che rischia tuttavia di avere nell’Asia il proprio punto debole. Attualmente, i due gruppi generano il 46% dei volumi in Europa ed il 43% in Nord America. Com fatturato (quasi 170 miliardi), la nuova entità sarà la terza al pianeta.

Cinque consiglieri per gruppo, più Carlos Tavares, Ceo per almeno 5 anni

Dopo il fallimento dell’intesa con Renault, che adesso vuole Luca de Meo, uno dei Marchionne Boys, attualmente alla guida di Seat, i tempi per il nuovo accordo italo francese sono rapidissimi. L’ufficializzazione dell’approvazione da parte dei vertici di Groupe PSA e di FCA è atteso per questa mattina. Nella nuova società, il cui nome non è stato ancora definito, le due parti avranno una quota paritetica. La holding della dinastia Agnelli/Elkann, la Exor, avrà il 14,5% attraverso, mentre la famiglia Peugeot, lo stato francese ed il socio cinese Donfeng avranno il 5,9% ciascuno. Nel CdA FCA sarà rappresentata da 5 consiglieri, Groupe PSA da altrettanti. L’ago delle bilancia sarà l’undicesimo, il “tecnico”, Carlo Tavares, che rimarrà come Ceo per almeno cinque anni.

 

Tre quotazioni in Borsa e tre sedi operative dopo la fusione

L’intesa prevede che la sede legale sia nei Paesi Bassi, dove FCA ha attualmente la sua. E questo nonostante il governo della nazione stia pianificando un giro di vite sulle società. Le sedi operative saranno tre, in Italia, a Torino, in Francia, a Parigi, e negli Stati Uniti, ad Auburn Hills. Tre anche le quotazioni: a Piazza Affari, Parigi e Wall Street. Mike Manley, Ceo di FCA, avrà un ruolo di rilievo. La presidenza spetterà invece a John ELkann. I due gruppi confidano su economie di scala nell’ordine di 3,7 miliardi di euro l’anno quando l’integrazione funzionerà a regime. Almeno formalmente sono escluse chiusure di stabilimenti, ma i sindacati attendono conferme.

 

 

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