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Vola export auto del Messico, anche verso gli USA. Nonostante Trump

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Né il muro né i tweet minacciosi di Donald Trump sembrano essere in grado di frenare l’export di auto dal Messico. Nemmeno verso gli Stati Uniti, che il presidente tycoon vuole rilanciare con una retorica protezionistica. L’associazione dei costruttori del Messico ha reso noto che in giugno sono state esportate 334.606 auto, vale a dire una crescita del 12% rispetto allo stesso mese del 2016. Nel primo semestre le vendite all’estero sono salite addirittura del 14% a circa un milione e mezzo di veicoli.

Meno occupazione e investimenti. Lo spauracchio di Trump non spaventa i mercati e, almeno stando ai dati sul lavoro e sugli investimenti, finora non ha giovato: l’occupazione nell’industria dell’automotive è scesa del 2% in aprile, il primo calo dal 2010, mentre gli investimenti esteri nel paese crollati del 40% nel primo trimestre. Non solo: l’export di auto dal Messico è cresciuto anche verso gli Stati Uniti, dove la produzione ha subito una contrazione. L’Amia ha riferito un aumento del 16%, mentre le consegne verso l’Asia sono lievitate del 64%.

Accordo da rivedere. Trump vuole rinegoziare l’intesa commerciale NAFTA, cioè con il Canada e, soprattutto, il Messico grazie al quale le auto prodotte nello stato centroamericano possono venire esportate senza dazi. Il più basso costo della manodopera, l’impatto contenuto delle spese fisse e le politiche per attirare gli investimenti sono fra le ragioni che hanno fatto del Messico il nuovo Eden dei costruttori e grande protagonista dell’export planetario. E mentre il mercato USA dell’auto nuova continua a soffrire, quasi il 3% in meno dall’inizio dell’anno, quello della Cina, grazie ad un maggio ed un giugno positivi, ha quasi raggiunto la parità: -0,2% nel semestre con 10,8 milioni di auto immatricolate. Ma nel 2016 nel Regno di Mezzo era stata contabilizzata una crescita del 16% (23,9%).

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