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70 anni fa (ri)apriva lo stabilimento Opel di Rüsselsheim

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Opel festeggia un’importante ricorrenza. Esattamente settant’anni fa tornava in attività lo storico stabilimento tedesco di Rüsselsheim. Vero e proprio punto di riferimento costruttivo per il marchio fin dagli albori del secolo scorso, lo stabilimento durante la Seconda Guerra Mondiale fu profondamente danneggiato. Circa il 50% degli edifici che costituivano l’originale fabbrica Opel, infatti, erano distrutti. Non solo: il parco-macchinari era per la maggior parte inutilizzabile. Così, prese il via un lungo lavoro per rilanciare l’impianto…

Le criticità da affrontare per rinascere sono molteplici. Oltre alle problematiche legate alla struttura e ai costi dei macchinari, ci sono vincoli dettati da nuove leggi. Le norme imposte dalle Potenze alleate proibiscono la costruzione di automobili di cilindrata superiore a 1.500 cc. La direzione Opel, quindi, per raggirare il problema decide di riproporre l’Olympia. Una berlina di fascia media, il cui 4 cilindri di 1,5 litri non contravviene alle norme di occupazione.

Nella Primavera del 1947, gli ingegneri sviluppano tecnicamente l’auto. In contemporanea gli operai sono intenti a riparare le catene di montaggio, gli attrezzi e le presse necessarie a una produzione in serie. Quando, settanta anni fa, nel 1950, viene ultimata la ricostruzione post-bellica dello stabilimento di Rüsselsheim, la Opel presenta la nuova Olympia. Dimostrando di avere concluso la prima fase della sua ricostruzione. Da allora la crescita della Opel sui mercati europei procederà, in parallelo, con lo sviluppo dello stabilimento.

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Opel Rüsselsheim

Un costante aggiornamento della struttura

L’evoluzione dell’impianto proseguirà poi nel Secondo Dopoguerra. Innovative apparecchiature elettroniche, pneumatiche e di precisione, nonché una serie di strumenti di prova, permetteranno alla Opel di ottenere tolleranze costruttive molto strette per l’epoca. L’installazione di un nuovo trasportatore interno fa aumentare ulteriormente la capacità produttiva che, con oltre 167 mila unità nel dicembre 1954, registra un incremento di circa il 60% rispetto al precedente anno.

Con la posa della prima pietra dell’edificio K40, nel maggio 1954 Opel avvia quello che allora era considerato il più grande progetto di nuova costruzione industriale della Repubblica Federale Tedesca. I nuovi edifici ospitano non solo il reparto presse, ma anche quello dell’assemblaggio finale. Le linee di produzione, lunghe complessivamente 28 chilometri,  avviate il 13 agosto 1956 occupano una superficie di 286 mila metri quadri. La produzione raggiunge i mille veicoli al giorno.

Un ulteriore salto innovativo avviene nel 1981, con l’apertura del nuovo reparto verniciatura: Opel è il primo costruttore di automobili ad utilizzare vernici ecocompatibili a base di acqua nella sua produzione in serie. Prima per la mano di fondo e, successivamente, anche per quelle successive. Sistemi elettronici gestiscono l’intero processo e tengono sotto controllo la qualità. I robot prendono progressivamente il posto degli uomini ovunque non si possa escludere danni per la salute.

Oltre all’impiego dei robot su larga scala, alla fine degli Anni Ottanta l’impianto di Rüsselsheim concretizza un’altra nuova tendenza: con la produzione modulare Opel introduce infatti le prime parvenze del lavoro di gruppo. Nelle cosiddette “isole di montaggio”, lontano dalla catena vera e propria, il personale mette insieme sottogruppi come le porte. Gli ulteriori ammodernamenti avverranno negli anni Duemila e permetteranno alla Casa di rimanere al passo coi tempi.

Opel Rüsselsheim

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