Home»Retro»BMW Z1: una roadster diva per antonomasia

BMW Z1: una roadster diva per antonomasia

2
Condivisi
Pinterest Google+

Dietro a un’auto originale come la BMW Z1 non può che celarsi una storia interessante.  Il tutto ebbe infatti inizio con un’idea ardita. Al Consiglio di Amministrazione del marchio venne in mente di allestire in una filiale ultramoderna una specie di think tank, completamente isolato da tutti gli altri uffici di sviluppo. L’idea era di dare libero sfogo a ingegneri, tecnici e designer, affinché potessero trasformare in realtà le loro idee creative migliori.

L’idea fu realizzata agli inizi del 1985. A meno di cinque minuti di macchina dalla sede centrale del Gruppo, nacque una società high-tech totalmente dedicata: BMW Technik GmbH, nota a livello internazionale semplicemente come “ZT”. Dopo soli sei mesi, il team di 60 persone produsse esattamente i risultati auspicati: concept concreti, studiati per dare nuovo impulso alla produzione automobilistica, nell’ambito di un progetto pilota per l’impiego di nuovi materiali, l’utilizzo di diversi tipi di strutture e la riduzione dei tempi di sviluppo. Non ci volle molto per coniare un nome per tutto questo: Z1.

BMW Z1

Grande interesse intorno all’inedito modello

All’inizio nessuno si era sognato di mettere in produzione una concept car, spacciandola per un’elegante roadster. Ma il progetto era accattivante. Il Consiglio di amministrazione diede quindi il via libera e, quasi dodici mesi più tardi, non solo c’era un modello di styling da ammirare, ma era pronto anche il primo prototipo in grado di viaggiare su strada. Quasi due anni dopo aver finalizzato lo studio della Z1 e un anno dopo l’annuncio del concept, il 10 agosto 1987 BMW mise in tavola le sue carte con il seguente annuncio: “Il tempo delle speculazioni è finito, l’enigma è svelato: BMW AG presenterà la Z1 Roadster al Salone di Francoforte”.  Alla kermesse tedesca furono presentate in anteprima mondiale la 750i motorizzata con il primo 12 cilindri prodotto in Germania dal dopoguerra, la prima Serie 3 Touring di tutti i tempi e la Z1, la prima roadster BMW da circa trent’anni.

LEGGI ANCHE –> LA I8 SENZA EREDI, ELIMINATA DAI PIANI LA BMW VISION M NEXT DA 600 CV

BMW Z1

Strana spianata per la produzione

L’ora fatidica scoccò nell’ottobre 1988. Per il dr. Wolfgang Reitzle, Membro del Consiglio di Amministrazione e Responsabile Ricerca e Sviluppo presso BMW AG, la roadster non era solo un altro nuovo modello. Soprattutto, essa confermava il successo dell’innovativa struttura di sviluppo realizzata in BMW. La Z1 era veramente diversa in tutto e per tutto. Una monoscocca autoportante composta da singole parti in lamierino di acciaio costituiva l’ossatura dell’automobile.

Dopo essere stato saldato, l’intero telaio era stato galvanizzato per immersione a caldo, non solo per garantire alla monoscocca una protezione continua contro la corrosione, ma anche per renderla più rigida: il rivestimento di zinco fungeva da elemento di congiunzione e supporto, soprattutto intorno alle linee di giunzione dei pannelli e sulle sovrapposizioni di giunti. Il risultato fu una maggiorazione di circa il 25% della resistenza alla torsione della monoscocca.

La seconda peculiarità della scocca della Z1 era il pianale incollato e in parte avvitato al telaio – e realizzato in plastica. La soluzione era una combinazione di materiali in fibra composita uniti “a sandwich”. La struttura risultante di due strati di resina epossidica rinforzata con fibra di vetro inframmezzati di schiuma poliuretanica, formava un pianale di soli 15 chilogrammi.  In più, questa struttura aveva il valore aggiunto di poter preassemblare l’unità pianale separatamente, prima di incollarla al telaio e, in alcuni punti, avvitarla alla struttura in acciaio. Speciali rinforzi di irrigidimento, integrati nella struttura a sandwich, consentivano di applicare forze elevate in prossimità, per esempio, dei punti di montaggio del telaio e dei sedili. In sostanza, questo pianale aumentava la resistenza alla torsione statica della monoscocca di un ulteriore dieci per cento.

BMW Z1

Nuovo outfit

La monoscocca fu avvolta nella plastica, benché fosse pronta ad andare su strada così com’era: la Z1 fu il primo modello a presentare un esterno in plastica le cui parti verticali erano tutte realizzate in termoplastica stampata a iniezione. Resistenti e immuni ai danni, i pannelli erano collegati a vite. In teoria, con un secondo set completo di pannelli esterni era possibile passare da una Z1 rossa a una blu nello spazio di un’ora, adoperando nient’altro che un cacciavite.

Le quattro finiture di vernice previste per la Z1 non erano semplici colori. Esse presentavano anche una diversa composizione chimica. Il lavoro di sviluppo, svolto in collaborazione con i fornitori, aveva portato alla creazione del sistema di verniciatura Varioflex, che soddisfava ogni esigenza di verniciatura di materiali plastici diversi. All’epoca, le convenzionali tecniche di verniciatura per il metallo non imponevano alla vernice speciali requisiti di flessibilità, in quanto era relativamente semplice ottenere un’elevata lucidatura della superficie e mantenere il colore uniforme.

D’altro canto, le diverse esigenze in relazione ai componenti specifici e ai diversi materiali plastici utilizzati sulla BMW Z1, richiedevano un sistema di verniciatura che offrisse tre diversi livelli di flessibilità: flessibilità elevata per paraurti e pannellatura dei longheroni laterali, flessibilità media per portiere e deflettori e un rivestimento di vernice duro – come su un corpo metallico – per cofano, sportello del bagagliaio e copertura del vano capote.

BMW Z1

Portiere scorrevoli verticali

Vista dall’esterno, la Z1 aveva l’aspetto di una roadster sofisticata ma sostanzialmente convenzionale, se non fosse stato per le porte. Si ritraevano elettricamente nei longheroni laterali, consentendo sia al conducente sia al passeggero di viaggiare con la portiera aperta. Il meccanismo delle portiere e dei finestrini laterali era comandato da due motorini elettrici e da una cinghia dentata. I motori integravano una funzione freewheel per consentire, eventualmente, di azionare a mano porte e finestrini. Per evitare di caricare la porta con ulteriore peso, tutti i componenti elettrici e meccanici erano integrati nella scocca dell’automobile.

Un doppio dispositivo di blocco meccanico che agiva sulle portiere in posizione aperta o chiusa impediva il tintinnìo e l’eccessivo movimento delle portiere durante la marcia. Ovviamente era possibile abbassare i finestrini laterali indipendentemente dalle portiere: dopo aver aperto e richiuso le portiere, i finestrini tornavano automaticamente nella posizione precedente.

BMW Z1

Auto sportiva priva di alettoni e spoiler

L’aspetto della Z1 mascherava il suo animo sportivo. Originariamente concepita come un laboratorio di test automobilistici, l’aerodinamica era stata la principale priorità per lo sviluppo. L’intento era di centrare l’obiettivo senza ricorrere ai consueti supporti aerodinamici, quali spoiler e alettoni. Piuttosto, era la forma di base della vettura stessa, incluso la sottoscocca, a dover fornire i risultati desiderati.

Gl’interni della nuova roadster erano funzionali ed esclusivi. I sedili e i pannelli delle portiere erano guarniti con nuovi materiali di lusso e pelle pregiata. La posizione di seduta ribassata, il tunnel di trasmissione voluminoso e i longheroni ampi richiedevano un nuovo concept tecnico per i sedili della Z1. Per questo la roadster fu dotata di sedili a pozzetto interamente in schiuma, che garantivano gli elevati livelli di sostegno laterale. I gusci posteriori in plastica verniciata nello stesso colore della carrozzeria avvolgevano lo schienale con poggiatesta integrato. Il sedile del guidatore era regolabile in altezza e il sedile del passeggero poteva essere reclinato in avanti per meglio sfruttare il sistema per la gestione dei carichi lunghi.

LEGGI ANCHE –> LA BMW SERIE 4 COUPÉ È IN DIRITTURA D’ARRIVO, ANCHE MILD HYBRID DA 374 CV

BMW Z1

Baricentro ribassato

Gli organi di trasmissione e il telaio della Z1 erano derivati dalla Serie 3. Al lavoro, sotto il cofano, c’era il classico motore BMW con 6 cilindri in linea, montato in posizione centrale anteriore, con una cilindrata di 2,5 litri da 170 cv. Un tubo centrale in alluminio correva dalla scatola del cambio manuale a cinque velocità al differenziale posteriore, per realizzare un collegamento rigido alla torsione e alla flessione. L’assale anteriore a snodo singolo e montanti molleggiati, derivato dalla Serie 3, si occupava delle ruote anteriori. Sulla parte posteriore era impiegata una struttura nuova di zecca: un assale multi-link con due bracci di controllo trasversali e uno longitudinale. Prendendo in considerazione le performance aveva una velocità massima di 225 km/h e poteva passare da 0 a 100 km/h in soli otto secondi. La Z1 fu prodotta dal luglio 1988 al giugno 1991, in soli 8mila esemplari.

LEGGI ANCHE –> BMW M1 ART CAR BY ANDY WARHOL: SCATTI D’AUTORE PER CELEBRARE I SUOI 40 ANNI

BMW Z1

Articoli precedente

No alla riapertura della fabbrica Tesla, Musk twitta: "Via dalla California"

Articolo successivo

Yellow Motori in TV - Puntata del 10 maggio 2020