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Nuove Volvo S90 e V90: la nostra prova su strada

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La rivoluzione in Casa Volvo, dopo l’acquisizione da parte della cinese Geely, entra nella fase acuta e dopo la grande suv XC90, presentata alla fine dello scorso anno come primo prodotto della nuova era, arriva il momento delle altrettanto corpulente S90 e V90.  Si tratta quindi di modelli esclusivi, non destinati a grandi numeri di mercato, mentre tutt’altro impatto avranno le future serie 60 e serie 40, che arriveranno entro un paio d’anni e, verosimilmente, innescheranno anche nei mercati europeo e italiano lo stesso ritmo di crescita che il Marchio svedese sta registrando in altre zone geografiche.

La berlina S90 e la station wagon V90 arriveranno fisicamente nelle concessionarie a metà ottobre, ma a livello di prevendita la seconda sta già riscuotendo un’accoglienza piuttosto calorosa, anche grazie a un’immagine che si inserisce a pieno titolo nella tradizione delle grandi wagon Volvo. La berlina, invece, avrà qualche difficoltà in più ad affermarsi, non solo per il poco seguito delle auto a tre volumi nel nostro Paese, ma anche per un look meno riuscito nella zona posteriore.

Non è quindi da considerare una stravaganza il fatto che Volvo Italia abbia deciso di riservare l’allestimento “d’attacco” Kinetic alla SW che, con il motore 2 litri turbodiesel D3 da 150 CV, parte da poco meno di  45 mila euro. Anche gli altri motori della gamma hanno la cilindrata di 2 litri, il turbo e il frazionamento a 4 cilindri,  ma raggiungono livelli di potenza maggiori: 190 e 235 CV rispettivamente per le versioni a gasolio D4 e D5 e 254 e 320 CV per le T5 e T6 a benzina. Poi, entro la prossima estate, arriverà il propulsore T8 ibrido plug-in da 407 CV.

Il diesel D4 da 190 CV offre già alle S90 e V90 un ottimo brio, ma per la stazza e la classe di queste auto, il D5 da 235 CV, abbinato esclusivamente al cambio automatico a 8 rapporti e alla trazione integrale, risulta il più centrato (in questo caso i prezzi vanno da 58.550 a 67.140 euro). È decisamente prestazionale ma anche trattabile e silenzioso, sebbene i sei cilindri di potenza analoga della concorrenza tedesca riescano ad essere un po’ più “soft”.

Su strada sia la berlina che la station si rivelano molto rilassanti. Sono composte, precise, danno una grande confidenza e mettono subito a proprio agio anche quando le si guida in modo brillante. E va sottolineato che tutti gli allestimenti offrono di serie il Pilot Assist, che permette una certa autonomia di funzionamento in autostrada e su percorsi non eccessivamente tormentati. Il sistema consente di mantenere la velocità e la distanza dalla vettura che precede, agisce automaticamente sui freni, all’occorrenza ferma e poi fa ripartire la vettura nel traffico e interviene anche sullo sterzo per mantenere la carreggiata. Volvo però, molto correttamente, sottolinea che non si tratta di un pilota automatico e infatti, il conducente deve tenere sempre le mani sul volante per dimostrare di essere sempre all’erta e pronto a riprendere il controllo dell’auto. Altrimenti il Pilot Assist si disinserisce dopo aver lanciato avvertimenti luminosi e sonori.

Nell’abitacolo di S90 e V90 si percepisce un’atmosfera di grande qualità e benessere che deriva non solo dalle sensazioni tattili e visive derivanti dai materiali raffinati e dal montaggio ineccepibile, ma anche dalla luminosità, dalla fragranza dei rivestimenti in pelle, i profumi, dall’insonorizzazione, dalla razionalità dell’insieme e dall’immediatezza dei comandi, molti dei quali sono sfioramento e sono raggiungibili attraverso il “tablet” centrale”. Le dimensioni esterne abbondanti (la lunghezza sfiora i 5 metri) sono ben sfruttate per offrire spazio a volontà anche nella zona posteriore, dove anche tre adulti hanno una sistemazione invidiabile. E la V90, nonostante la linea rastremata che la fa sembrare quasi una grande coupé, offre un vano di carico di tutto rispetto: da 560 a 1.526 litri.

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