Home»Test»Suzuki Jimny: la regina delle “mini” fuoristrada resta lei

Suzuki Jimny: la regina delle “mini” fuoristrada resta lei

0
Condivisi
Pinterest Google+

Di fuoristrada come la Suzuki Jimny ne sono rimaste davvero poche. Dalla Jeep Wrangler alla Toyota Land Cruiser, passando per la Mercedes Classe G o la Mitsubishi Pajero, le auto nate per andare ovunque si contano sulle dita di una mano. E di tutte queste la Suzuki ha un asso nella manica: le dimensioni.

Con i suoi 3,48 metri di lunghezza e poco più di 1,6 di larghezza, la Suzuki Jimny ha le dimensioni perfette per avventurarsi dove fuoristrada più potenti non avrebbero accesso. Un dato da non sottovalutare dato che l’Italia non sono gli Usa e nel Bel Paese non ci sono distese infinite, ma molto più spesso sentieri irti e stretti.

Proprio le dimensioni compatte sono uno dei segreti del successo della 4×4 giapponese. Un modello rimasto in commercio per ben 20 anni che per il 2019 si rinnova profondamente, più di quanto il look volutamente rétro lascia immaginare. Quello che non cambia è l’essenza dell’auto, ovvero di una vettura nata per affrontare anche l’off-road più duro. Così, anche il nuovo modello mantiene il telaio separato dalla carrozzeria, sospensioni a ruote connesse da robuste barre, un sistema di trazione integrale efficace e un cambio dotato di marce ridotte.

 

Suzuki Jimny

Un look da instant classic

La prima Suzukina risale al 1970 e proprio dal modello originario la nuova Jimny trae ispirazione. A rivelarlo sono dettagli come i nuovi fari a led rotondi, oppure la mascherina a cinque feritoie verticali. Come le precedenti generazioni, anche il nuovo modello mantiene le forme squadrate che offrono più di un beneficio. Da una parte permettono di sfruttare al meglio lo spazio interno in relazione alle dimensioni esterne. Dall’altra permettono di percepire facilmente gli ingombri dell’auto, utile specialmente in fuoristrada.

Anche gli interni, completamente ridisegnati, strizzano l’occhio al passato. La grafica della strumentazione e le forme della plancia richiamo quelle della Suzukina degli anni 70. Oggi, però, al centro della consolle campeggia un bello schermo touch da 7″ del sistema multimediale. Tra le diverse funzioni c’è l’integrazione con gli smartphone grazie alle App Android Auto e Apple Carplay. Sulla nuova Suzuki Jimny tutto è però studiato per la funzionalità: le plastiche sono robuste, di quelle per durare nel tempo. I tasti dei comandi sono generosi, in modo da essere azionati anche con i guanti. E il passeggero ha una pratica maniglia alla quale ancorarsi nei percorsi offroad.

Lo spazio a bordo è buono per i passeggeri anteriori, mentre quelli dietro devono fare i conti con il poco spazio per le gambe. Per quanto riguarda invece il volume del bagagliaio, questo varia dai soli 85 litri in configurazione a 4 posti fino a 830 litri. Interessante è però notare che gli schienali dei sedili posteriori sono in plastica e non rivestiti in tessuto. Una volta reclinati creano un piano di carico regolare il cui fondo non si rovina con oggetti sporchi o taglienti. Inoltre, per agevolare le operazioni di carico adesso la bocca del bagagliaio è più ampia e regolare, anche se il portellone ad apertura laterale resta poco agevole negli spazi stretti.

 

Suzuki Jimny

L’asfalto non è il suo terreno congeniale

Detto che le dimensioni sono perfette per muoversi in città, la Jimny resta ancora un’auto che impone qualche sacrificio su asfalto. Una volta al volante la visuale è ottima in tutte le direzioni e i più alti possono solo recriminare la mancanza della regolazione in profondità del volante… Ma come dicevamo, bastano pochi chilometri per accorgersi che la giapponese resta una fuoristrada “dura & pura”.

Lo sterzo in velocità è poco preciso e pronto e la tenuta di strada inferiore a quanto ci hanno abituato le moderne crossover, nate per scorazzare sull’asfalto piuttosto che tra fango e sassi. La conferma arriva anche dalla sospensioni con ruote interconnesse che lasciano arrivare alla schiena dei passeggeri qualche colpo di troppo. Senza dimenticare che la silenziosità non è una delle sue prerogative e le prestazioni sono solo modeste: 145 km/h di velocità massima e 0-100 km/h in 12 secondi.

 

Non teme l’avvenutura. Anzi…

Se su asfalto la nuova Suzuki Jimny non brilla, ben altro temperamento mostra nell’offroad. Più il percorso si fa impegnativo, più la piccola giapponese mette in mostra tutte le sue qualità. Compatta e leggera si muove con disinvoltura dove fuoristrada più potenti sarebbero in difficoltà. Il merito è da ricercare in un equilibrio generale davvero invidiabile.

Innanzitutto, il motore, un nuovo 1.5 aspirato a benzina, sulla carta ha solo 102 cv (una quindicina in più del precedente 1.3). Ma grazie a una curva di erogazione piuttosto piatta non mette mai in crisi la trazione. Di norma la Jimny ha la sola trazione posteriore, ma agendo su una classica leva al fianco del cambio si possono inserire le quattro ruote motrici e le marce ridotte.

In questo assetto, la giapponese si arrampica ovunque, superando anche ostacoli che il comune senso di ragionevolezza non crederebbe possibile. Questo è reso possibile anche dagli angoli caratteristici in fuoristrada da vera specialista: angolo di attacco di 37°, dosso di 28°, uscita di 49° e altezza da terra di 21 cm.

 

Suzuki Jimny

Suzuki Jimny: piccola e preziosa

Unica nel suo genere, la Suzuki Jimny è in vendita al prezzo di 22.500 euro. Una cifra non contenuta se paragonata alle moderne crossover, ma giustificata dall’originalità del modello e dalle sue caratteristiche tecniche che la rendono un mezzo adatto anche per i lavori più gravosi. E’ disponibile in un unico allestimento, praticamente “full-optional”, che comprende climatizzatore, navigatore satellitare, cruise control e i più comuni dispositivi di aiuto alla guida. Come la frenata automatica di emergenza, l’avviso di abbandono involontario della corsia, il riconoscimento dei cartelli stradali e il sistema che avvisa contro il colpo di sonno.

Unici optional a pagamento, la vernice bicolore, con il tetto nero a contrasto (400 euro) e il cambio automatico a quattro marce, proposto a 1.500 euro.

 

> GUARDA TUTTI I VIDEO DI YELLOW MOTORI SUL CANALE DI YOUTUBE

Articoli precedente

Motori a benzina e diesel: ecco tutti i pro e i contro

Articolo successivo

Bibendum, l'omino Michelin, 120 anni e non sentirli: Icon of the Millennium