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Auto connesse, hacker “cattivi” aumentano intrusioni. Pochi investimenti

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Auto connesse, hacker “cattivi” aumentano intrusioni. Pochi investimenti

La nuova frontiera degli hacker sono le auto connesse. Incrociando alcuni studi emergono dati preoccupanti. Secondo un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec sulle base delle informazione della società di consulenza Roland Berger, già nel 2025 il 70% del parco circolante nel Vecchio Continente sarà connesso. Peccato il numero degli attacchi degli hacker sia in aumento.

I costi delle violazioni degli hacker potrebbero costare 24 miliardi già nel 2023

A giudizio degli analisti della ditta israeliana Upstream Security nel 2023 il costo delle violazioni potrebbe raggiungere i 24 miliardi di dollari. Peggio ancora: da un sondaggio effettuato dalla Society of Automotive Engineers (SAE) e dalla Synopsys emerge anche che  tra circa 600 specialisti risulta che l’84% degli intervistati è preoccupato. Gli operatori temono che i loro sforzi non riescano a tenere il passo di quello dei criminali. Un po’ come con l’antidoping, sempre costretto a rincorrere i maghi della frode. Il vero “dramma”, però, è un altro: il 63% del campione dichiara che meno della metà dell’hardware e del software impiegato viene sottoposto a test per accertare la presenza di falle.

Indagine OAMTC, solo 4 auto su 273 non si possono aprire da remoto

L’auto connessa, insomma, è una specie di colabrodo. Non una sorpresa, visto che l’OAMTC austriaca (omologa dell’ACI italiana) aveva accertato che solo 4 modelli (tutti Jaguar Land Rover) su 273 esaminati si potevano avviare senza chiave. Una situazione desolante, visto che due anni prima lo stesso test aveva prodotto risultati analoghi. Il sondaggio rivela anche che quasi due terzi del campione (addetti presso costruttori e fornitori dell’industria dell’auto) ritiene che la propria società abbia delle lacune. In particolare sul fronte della cyber security per lo sviluppo dei prodotti. È come se i veicoli nascessero già pronti per essere violati, o qualcosa di molto simile.

Il 91% degli attacchi dei Black-Hat Hacker ha successo

I dati del 2018 devono far riflettere perché per la prima volta gli attacchi degli hacker “buoni” (White-Hat) sono stati superati da quelli degli hacker “cattivi” (Black-Hat). Il numero delle violazioni censite ufficialmente è in crescita dal 2016. Lo scorso anno sono stati una sessantina e nel corso del primo semestre del 2019 sono aumentati ulteriormente. Il dato che dovrebbe preoccupare i costruttori ed i loro clienti è che il 91% degli attacchi dei Black-Hat hacker ha avuto successo. Il tema della sicurezza torna così di attualità, anche perché le case vogliono trasformare i veicoli anche in carte di credito ambulanti.  Gli investimenti della sicurezza cibernetica sono ancora molto contenuti: 1,3 miliardi di dollari nel 2018. Che potrebbero diventare anche 5,8 entro il 2025.

Auto e infrastrutture connesse, ma non sicure: un pericolo per la guida autonoma:

Una cifra ridicola se comparata al volume d’affari del mondo dell’auto: il solo gruppo Volkswagen ha un fatturato annuo di oltre 260 miliardi di dollari. Un caso emblematico è quello che aveva coinvolto FCA, costretta a richiamare 1,4 milioni di veicoli dopo l’incursione di un hacker “buono” in una Jeep Cherokee. Secondo una stima esterna, l’operazione era costata non meno di mezzo miliardo di dollari al colosso italo americano, senza contare il danno d’immagini e strascichi legali. Il sistema è vulnerabile, forse in maniera perfino troppo semplice. E, pare di capire, ciò che viene speso non è abbastanza per far fronte ai rischi. Che riguardano anche le infrastrutture: un problema che coinvolge il futuro elettrico ed a guida autonoma.

 

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