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“Cupola” dell’auto e dieselgate, la Germania sopra le regole

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La “cupola” dell’auto non è un caso squisitamente tedesco: anche l’Antitrust dell’Unione Europea sta verificando l’ipotesi di cartello che coinvolge Volkswagen, Daimler, BMW, Audi e Porsche. Il Made in Germany rischia un nuovo e durissimo colpo dopo il dieselgate. I due scandali sembrano rivelare come il comparto automotive di questo paese si senta sopra le regole. E forse non solo questo. Anche quello degli istituti di credito, con la Deutsche Bank già multata per numerose infrazioni. E, in realtà, qualche dubbio comincia ad affiorare anche nel settore aereo con la Lufthansa proprietaria di Swiss, Austrian, Bruxelles, Germanwings ed Eurowings e che, secondo i media tedeschi, avrebbe deciso anche chi dovesse diventare il Ceo della sua principale rivale, Air Berlin. Cioè Thomas Winkelmann, ex numero uno di Germanwings e manager di spicco della stessa Lufthansa. E dalla società concorrente, la ex compagnia di banbiera si noleggia anche una quarantina di arei, equipaggi compresi. L’operazione ha ottenuto il via libera dall’Antritrust tedesca.

Anche Bruxelles indaga sulla “cupola”

“La Commissione Europea ed il Bundeskartellamt (l’autorità federale che vigila sulla concorrenza, ndr) – hanno fatto sapere da Bruxelles – hanno ottenuto informazioni che sono attualmente al vaglio della Commissione”. Nella sua autodenuncia alle Autorità datata 4 luglio 2016 Volkswagen avrebbe parlato di un “possibile coinvolgimento in un sospetto caso di violazione” delle norme della concorrenza. E in diversi documenti citati da Der Spiegel, il settimanale che ha rivelato il caso, i partecipanti ai gruppi di lavoro del cosiddetto K 5, il club dei 5, avanzavano dubbi analoghi. Una cupola consapevole, almeno in tempi recenti. Anche Daimler si sarebbe “autosegnalata”.

BMW difende i propri diesel

Gli accordi su tecnica, fornitori e costi sarebbero andati avanti dagli anni Novanta. Significa che i veicoli prodotti e venduti con politiche di cartello potrebbero essere più di cento milioni. Dopo aver opposto il silenzio, adesso che l’attenzione si concentra sulle tecnologie di abbattimento dei gas di scarico, si è fatta viva BMW. Che è tornata a smentire categoricamente di avere adottato funzioni proibite. In una nota ha anche precisato che i propri sistemi si distinguono nettamente dalla concorrenza: “Siamo in competizione anche nei sistemi di abbattimento dei gas di scarico”. Almeno su questo punto, dunque, la casa bavarese respinge le accuse di aver fatto parte di una “cupola”. Der Spiegel ha rivelato come i costruttori si erano accordati per serbatoi di AdBlue da 8 litri, meno costosi, ma anche meno efficienti per ridurre le NOx.

Resa dei conti nel gruppo Volkswagen

In seno al gruppo Volkswagen sembra essere cominciata una sorta di “resa dei conti”. Il numero uno dei Consigli di fabbrica di Porsche, l’ex pugile Uwe Hück, ha sollecitato l’allontanamento dei vertici di Audi. “Non permetterò che Porsche (comunque indagata dalla Procura di Stoccarda, ndr) venga messa in pericolo dagli inganni di Audi”, ha dichiarato. Il riferimento è ai motori da 3.0 litri della casa dei Quattro Anelli che hanno messo Porsche in difficoltà negli Stati Uniti. “Ci sentiamo truffati da Audi”, ha aggiunto, spiegando di “non poter più sopportare tutte queste bugie”. “Ci hanno ripetutamente assicurato, addirittura per iscritto, che i motori erano a posto”, ha aggiunto. “Niente di tutto quello era vero: non credo più a questa gente”, ha rincarato.

Hück (Porsche): “Il cancro va curato”

Poi il pauroso affondo: “Questo cancro va curato in modo adeguato – ha tuonato – non più con il talco, ma con la chemioterapia”. Hück ha poi concluso con l’auspicio che “i signori amministratori paghino per i danni che hanno arrecato“. Il collega di Volkswagen Bernd Osterloh ha sollecitato una convocazione straordinaria del Consiglio di Sorveglianza. “I vertici hanno l’obbligo di informare pienamente il CdS”, ha dichiarato. L’industria dell’auto tedesca trema. Anche se finora, dopo quasi due anni di indagini, in Germania è scattato un solo arresto per il dieselgate, quello di Giovanni Zaccheo Pamio. Un italiano.

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