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Dieselgate, indagini anche su dipendenti Porsche. Pamio collabora

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Con la sola eccezione di Bmw, contro la quale erano state aperte due inchieste, entrambe già archiviate, tutti gli altri marchi tedeschi sono indagati nell’ambito del dieselgate: a Volkswagen, Audi, Daimler ed al fornitore Bosch ieri si è aggiunta anche Porsche. La Procura di Stoccarda, una delle tre che si occupa del caso (le altre sono Braunschweig per Volkswagen e Monaco II per Audi), ha ufficialmente aperto un fascicolo contro ancora ignoti dipendenti di Porsche e contro una controllara americana. Il reato ipotizzato è sempre lo stesso: frode sulle emissioni e pubblicità ingannevole.

Sempre più in alto. Il dieselgate sembra entrato in un fase decisiva. Walter Lechner, il legale dell’italiano Giovanni Zaccheo Pamio, 60enne ex ingegnere impiegato da Audi a Neckersulm messo “in ferie” già nel 2015 e primo arrestato in Germania nell’ambito dello scandalo sulle emissioni taroccate, ha spiegato che il proprio cliente intende collaborare con gli inquirenti. Che il manager della casa dei Quattro Anelli possa essere l’uomo cui spetta la decisione dell’adozione del cosiddetto defeat device come sospettano le autorità americane sembra difficile da credere. Il New York Times, che ha visto le carte, aveva rilevato come i dirigenti di rango inferiore avessero preteso le autorizzazioni dai superiori. E Pamio ne aveva certamente diversi.

Winterkorn sapeva prima. La sua cooperazione con la Procura dovrebbe metterlo al sicuro dal rischio estradizione negli Usa, dove è fra gli otto esponenti del gruppo sotto inchiesta. Uno, Oliver Schmidt, è in carcere da gennaio e rischia fino a 169 anni di galera: e non ha ucciso nessuno. “Quello che è certo – ha chiarito l’avvocato di Pamio – è che il mio cliente non poteva assumere la decisione né l’ha presa”. L’ingegnere italiano sarebbe stato “inchiodato” delle mail di alcuni sottoposti. In Germania la sola Procura di Braunschweig indaga su 37 persone (ancora non è dato sapere quanti siano i collaboratori di Porsche chiamati in causa), incluso l’ex Ceo Martin Winterkorn, che secondo la Bild am Sonntag, l’edizione domenica del popolare quotidiano, il dimissionario top manager avrebbe saputo almeno due mesi prima della denuncia pubblica del “caso”.

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