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Tesoretto dieselgate, con multa a Daimler l’incasso tedesco sale a 3,3 mld

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Tesoretto dieselgate, con multa a Daimler l’incasso tedesco sale a 3,3 mld

Con quella a Daimler, grazie al dieselgate la Germania ha incassato quasi 3,3 miliardi di euro. L’altro giorno, infatti, la casa di Stoccarda ha reso di noto di essere stata sanzionata per “negligenza nelle funzioni di vigilanza” per un ammontare di 870 milioni di euro. In realtà, appena 4 milioni riguardano la multa, mentre gli 866 milioni sono una sorta di “indennizzo” per gli impropri benefici di cui ha beneficiato sul mercato.

Sanzione a carico di Daimler per circa 700.000 veicoli

Si tratta della seconda sanzione più alta nell’ambito dello scandalo sulla manipolazioni dei sistemi per l’abbattimento dei gas di scarico. Daimler ha sempre respinto ogni addebito, dichiarandosi convinta di aver agito nei limiti delle normative. E, infatti, ha fatto anche sapere di mantenere le proprie obiezioni contro le ordinanze dell’Autorità federale dei trasporti, la KBA. Il numero dei veicoli che, secondo la Procura di Stoccarda, montavano sistemi non consentiti dalla legge sono circa 700.000, di cui meno di 300.000 vendute in Germania. In precedenza Volkswagen aveva dovuto versare un miliardo di euro, Audi 800 milioni, Porsche 535 e Bosch 90.

Elon Musk appoggia Diess (VW) accusato di aver informato tardi il mercato

Pare probabile che Daimler venga sanzionata anche negli Stati Uniti, il che contribuisce a spiegare il piano di risparmi anticipato dal nuovo Ceo Ola Kallenius. Con la multa, anche Daimler ha definitivamente chiuso i procedimenti amministrativi. Restano in piedi quelli penali. Ne sa qualcosa il gruppo Volkswagen, che lo stesso giorno si è visto formalizzare le accuse a carico di Herbert Diess e Hans Dieter Pötsch, cioè il Ceo del gruppo ed il presidente del Consiglio di Sorveglianza, per le volutamente tardive informazioni fornite al mercato in merito al dieselgate. Il possibile rinvio a giudizio riguarda anche Martin Winterkorn. Diversi giuristi, non solo interni al gruppo, escludono l’ipotesi di una condanna. Il Ceo del gruppo, Diess, all’epoca “solo” numero uno del marchio VW, ha tuttavia incassato una solidarietà quasi inattesa, anche se comprensibile. Quella di Elon Musk, numero uno di Tesla. Il sostegno non è del tutto disinteressato, sia chiaro.

Negli Stati Uniti l’FBI ha arrestato un manager italiano di FCA

Per l’elettrificazione – ha twittato Musk – Herbert Diess sta facendo più di qualsiasi grande casa automobilistica. Gli interessi del pianeta dovrebbero venire per primi. Per quello che vale, ha il mio sostegno”. E che il dieselgate sia un caso ancora aperto lo conferma anche l’arresto di un manager italiano di FCA negli Stati Uniti. L’uomo è stato fermato a Detroit dall’FBI nell’ambito del procedimento per le violazioni al Clean Air Act dei veicoli a gasolio del gruppo italo americano. FCA aveva accettato di pagare 650 milioni di dollari per chiudere la vertenza amministrativa. Il manager è il secondo italiano finito in manette per via del dieselgate: l’altro era stato arrestato in Germania per via del suo lavoro in Audi. Si tratta di un “tributo” paurosamente alto per uno scandalo il cui epicentro è bene lontano dal Belpaese.

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