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La solitudine della giovane FCA, costretta a fondersi per sopravvivere

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La solitudine della giovane FCA, costretta a fondersi per sopravvivere

Nell’industria dell’auto, con poche eccezioni (Honda è una di queste), quasi nessuno balla più da solo: FCA, però, non può permettersi di farlo. Più per necessità che per virtù in questo periodo si stanno moltiplicando accordi e cooperazioni. L’ultima in ordine di tempo è quella fra Bmw e Jaguar Land Rover per il contenimento di costi e tempi di sviluppo delle tecnologie per l’elettrificazione.

Le molte intese di Bmw: dalla guida autonoma all’idrogeno fino alle mappe

Ma un conto è collaborare per scelta ed un altro è l’esserci costretti. Il riferimento è a FCA, che attende una risposta alla sua offerta di fusione con Renault. Il costruttore transalpino ha prorogato i tempi delle decisione, in attesa di sviluppi dal Giappone. Ma mentre Bmw, che ha accordi con Daimler sui servizi alla mobilità e sulla guida autonoma (settore nel quale coopera anche con FCA), con Toyota sull’idrogeno, con la stessa Daimler e Volkswagen Group sia sulle mappe (Consorzio Here) sia per la realizzazione di una rete europea per la ricarica rapida (Ionity, progetto di cui fa parte anche Ford), può scegliere, FCA non sembra in grado di farlo. Insomma: appare debole. Le cooperazioni sono con Waymo, con la quale ha raggiunto un accordo anche perché altri costruttori non vogliono cedere alcune tipologie di dati, con Mazda (per la 124) e con Mitsubishi (per il pick-up Fullback).

Anche se internazionalizzati, i colossi dell’auto hanno le radici nei loro paesi

Tanto debole che tutti vogliono dettare condizioni, a cominciare dal governo francese. Ci sono anche analisti che non sono convinti della validità dell’operazione, visto che in alcuni comparti FCA e Renault sono tutt’altro che complementari e sembrano avere gli stessi problemi. La realtà è che l’industria italiana dell’auto, quella ha condizionato lo sviluppo del paese e che è stata generosamente sostenuta dallo Stato in varie forme, è sempre meno nazionale. In parte sembra essere un processo “normale”, figlio di quella che si chiama globalizzazione. Ma non è proprio così, visto che Volkswagen e Toyota, cioè i primi due costruttori di auto al mondo, sono fortemente radicate in Germania ed in Giappone.

FCA fa i soldi con l’americana Jeep, ha sede legale in Olanda e fiscale nel Regno Unito

E le stesse Ford e General Motors non abbandonano le proprie roccaforti statunitensi, esattamente come non lo fanno Renault o PSA, FCA è una multinazionale che guadagna grazie a Jeep, che è americana, e che ha sede legale nei Paesi Bassi e fiscale nel Regno Unito. Con la possibile fusione (verosimilmente necessaria) con Renault cederà ulteriormente “sovranità”. Non si tratta solo del nome del Ceo, che i francesi hanno già preteso di voler designare, o del quartier generale (pure quello invocato dalla Francia) ma di quelli che il ministro Bruno Lemaire ha definito “interessi nazionali”. Sui quali il governo d’oltralpe intende “vigilare”. Nell’industria dell’auto, quasi nessuno balla più da solo. Ma qualcuno è molto più solo di altri. Tanto che, ad esempio, per evitare le multe sulle emissioni, è anche costretta ad accordarsi con Tesla.

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