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Dieselgate: l’inchiesta raggiunge i piani alti e Matthias Müller

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Matthias Müller sapeva tutto e, comunque, è stata  una questione di spiccioli o poco più. Dai documenti citati dal New York Times si capisce che Volkswagen è “inciampata” nel dieselgate per non aver voluto apportare modifiche del valore di circa 270 euro ai motori sui quali sarebbe poi stato adottato il defeat device incriminato. Solo che dalle stesse carte che Jack Ewing (giornalista del New York Times e autore del libro “Faster, Higher, Farther: The Volkswagen Scandal”) assicura di aver visto, si evince anche che per ottenere l’approvazione della cosiddetta “off-cycle functionality”, i dirigenti di secondo piano pretendevano l’assenso dei superiori.

Volkswagen non ha nascosto l’esistenza di messaggi che testimoniano queste richieste, ma ripete che non esistono prove che il top management ne fosse a conoscenza. E nel caso specifico si intende Matthias Müller, che oggi è il CEO di Volkswagen AG ma che quando l’azienda tedesca pianificava come aggredire il mercato USA con i motori a gasolio era a capo della pianificazione di prodotto. Ma secondo il quotidiano americano le varie inchieste, negli Stati Uniti ed in Germania sono ormai approdate ai piani alti.

“Questo è un caso di frode massiccia e deliberata”, aveva sentenziato in aprile Seaf F. Cox, giudice della Corte Federale a Detroit. “Non sappiamo quando in profondità vada, ma speriamo che il Dipartimento di Giustizia scopra e persegua i responsabili”, aveva aggiunto. Nel suo articolo Ewing scrive chiaramente che dai documenti emerge come “i dirigenti di livello inferiore erano preoccupati di agire senza l’approvazione dei vertici”.

Il grande interrogativo senza risposta, almeno formale, è sempre lo stesso: in un colosso in cui comandavano (e comandano) gli ingeneri, che discutevano tanto a fondo da imporre modifiche anche all’ultimo momento, come è possibile che nessuno si sia chiesto come un motore per il quale era stato bocciato un aggiornamento ritenuto troppo costoso potesse diventare improvvisamente conforme alle restrittive norme americane?

Il mancato controllo (nella migliore delle ipotesi) è già costato il più grande scandalo della storia dell’auto e costi (finora) attorno ai 25 miliardi di dollari.

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