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Emissioni, depositata a Detroit la denuncia americana contro FCA

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L’anticipazione di Bloomberg era giusta, solo i tempi sono leggermente slittati: il Dipartimento federale di Giustizia degli USA ha avviato un’azione legale nei confronti di Fiat Chrysler Automobiles, FCA. Al gruppo italo americano viene contestata la violazione del Clean Air Act. La causa che estende il dieselgate è stata intentata dal Dipartimento per conto dell’EPA, l’Environmental Protecton Agency. La denuncia è stata depositata presso il tribunale federale di Detroit, la capitale americana dell’auto. In ballo c’è un sistema sospetto che sarebbe stato installato sui motori diesel da 3.0 litri di 104.000 modelli, tra Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram. Secondo l’accusa i propulsori sarebbero stati equipaggiati con un “software della cui esistenza i regolatori non furono avvertiti durante l’iter per le omologazioni”.

La tesi dell’EPA, con la quale FCA si è confrontata in questi mesi (a quanto pare inutilmente), è che con l’adozione del software i sistemi di abbattimento dei gas di scarico funzionavano “diversamente, e meno efficacemente, durante certe condizioni di guida normali rispetto ai test federali sulle emissioni, risultando in un aumento delle emissioni di agenti inquinanti nocivi”. FCA, che ha sempre respinto ogni addebito, aveva già anticipato che si sarebbe difesa con forza “contro qualsiasi pretesa secondo cui l’azienda abbia deliberatamente installato dispositivi proibiti per ingannare i test sulle emissioni”. Con questa mossa, sembra tramontata una soluzione mediata, come il richiamo “offerto” dal costruttore con un aggiornamento del software. FCA rischia fino a 4,6 miliardi di dollari di sanzioni, senza contare le class action ed altre eventuali multe.

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